La Kostner e Torino cammineranno insieme fino al 2010, quando la nostra città consegnerà il testimone di capitale degli sport invernali a Vancouver, prossima sede dei Giochi “bianchi”. Fino ad allora la Campionessa azzurra del pattinaggio di figura si allenerà e studierà qui e sarà testimone di Torino Olympic Park.
Carolina, che opinione ha di Torino?
“Dalle Olimpiadi del 2006 la città si è sviluppata molto ed è diventata una delle aree più attrezzate per gli sport invernali. Per me è stata una scelta naturale venire qui”.
Come saranno le sue giornate in città, la conosce già?
“Saranno concentrate sullo sport. Di Torino so ancora poco. È vicina alle montagne, le persone sono piuttosto simili alla gente dell’Alto Adige, ma è una grande città e non ci può essere l’atmosfera delle mie parti. Qui trovi di tutto. Probabilmente ci trascorrerò brevi periodi, con tutte le gare in giro per il mondo. Cercherò ovviamente di scoprire i suoi lati più interessanti”.
Si è iscritta al DAMS. Come è maturata questa scelta?
“L’ho scelto perché l’impegno maggiore va per il momento sullo sport e in seconda battuta sullo studio. Ho cercato una facoltà che non avesse dei grandi obblighi di frequenza. Mi sarebbe piaciuto anche fare l’Accademia, ma al momento non è possibile. Il Dams è una buona base artistica. Dopo i tre anni, sceglierò come proseguire”.
Che cosa pensa dei bambini che si avviano al pattinaggio?
“Sono molto affascinata dal loro entusiasmo e sicura che l’iniziativa di Ice Project (vedi box) sarà un successo. Li ho visti molto interessati. Spero che tanti di loro trovino la gioia che ho provato io nel pattinaggio, ma l’importante è che pratichino uno sport”.
Che consigli dà a chi inizia a pattinare?
“Di divertirsi. Si possono conoscere persone in tutto il mondo, scambiare esperienze, fare amicizie, vedere posti lontani”.
Quali sono le difficoltà?
“Ogni sport richiede tanta disciplina. Anche nel pattinaggio non basta essere bravi. Devi imparare ad esprimerti con il corpo, con allenamenti che ricordano il teatro e la danza. Ugualmente si deve curare la coordinazione per i salti, oltre a faticare con gli esercizi per addominali, dorsali e gambe. È uno sport molto completo. Ti insegna a conoscere il tuo corpo, i punti positivi e negativi di te stesso, e ad affrontare con successo le difficoltà”.
Lo sport è solo gioia?
“In ogni disciplina c’è tanta fatica, devi sempre dare il meglio. Il destino di un atleta può anche non essere quello di vincere. Quando sei in difficoltà devi imparare a saltare sopra la tua ombra e migliorarti”.
Quanto lavora sull’aspetto psicologico?
“Sono dell’opinione che la forza mentale si sviluppi con la crescita della persona. La cosa più difficile è essere pazienti. È stato giusto e importante vivere all’inizio le emozioni al massimo. Rimani un po’ delusa ma poi tutto ti rende più forte. Ogni sportivo ha vissuto degli alti e dei bassi, e i bassi ti formano molto”.
Ha inserito qualcosa di nuovo nel suo programma?
“Il nuovo sistema ti limita nel fare cose nuove: devi trovare elementi che sai eseguire bene, meglio degli altri, e puntare su quelli”.
Che cosa rappresentano per lei le Olimpiadi di Vancouver 2010, sono un obiettivo?
“Devono esserlo. Serve un traguardo lontano che ti faccia andare avanti. Lavoriamo tutti per le Olimpiadi, ma la preparazione va di gara in gara. È un po’ ridicolo dire ‘mi sto allenando già per i Giochi’. Dall’altra parte posso dire ‘mi sto allenando da diciotto anni per le Olimpiadi’”.
A dicembre ci sono le finali del Grand Prix di pattinaggio a Torino.
“Per me sarebbe stupendo prendervi parte ma non è l’obiettivo della stagione: ci sono i Mondiali, ho già vinto gli Europei. Il Grand Prix però è sempre un momento importante”.
Molte atlete inaugurano proprie linee di moda. Ci ha mai pensato?
“Mi piacerebbe tantissimo averne una mia, però prima voglio coltivare lo sport. E non vorrei neanche smettere e cancellarlo del tutto: mi vedo anche come allenatrice. La mia esperienza è un patrimonio che non va sprecato e donato a chi ha voglia di cominciare”.
Nel tutto, o quasi, che può offrirle la città, che cosa le interessa di più?
“Il cinema ad esempio: a Ortisei i film escono con settimane di ritardo. Ma anche concerti e spettacoli. In generale ciò che è legato al tempo libero”.
Che cosa fa quando non è impegnata nello sport?
“Vado spesso al cinema, appunto. Per una volta non faccio fatica e mi rilassa. Vedo di tutto, dall’horror alle commedie”.
Lo shopping è una sua altra grande passione.
“Sì. Purtroppo ho poche occasioni in cui posso prendermi il tempo necessario, almeno fino ad adesso in cui non ho abitato in una grande città. Quando vado a Milano, ad esempio, trovo sempre il modo di girare per acquisti. Durante i Giochi di Torino andavo a trovare i miei genitori in albergo e ne approfittavo per fare dei giri per shopping. Ho dei negozi e delle marche su cui vado a colpo sicuro”.
Com’è il rapporto con i suoi genitori?
“Gli sono molto grata. Oggi ho un ottimo team che lavora bene e loro non si intromettono. Ma da piccola mi hanno fatto coraggio, perché da soli non si riesce: all’inizio non hai un gruppo, ci sono solo loro e la società. Mio papà è stato un grande atleta, ha partecipato alle Olimpiadi e mi ha trasmesso la sua esperienza. Mia mamma è una persona molto tranquilla e disciplinata e mi ha dato la forza di non fare le cose a metà. A volte mi spingeva ad andare agli allenamenti anziché alle feste di compleanno, ma le sono grata perché ne è valsa la pena. Sono due genitori che hanno fatto di tutto per me, e anche per mio fratello”.
Lei sembra essere in armonia con il suo corpo. Cosa ne pensa del problema dell’anoressia?
“Due mie care amiche hanno sofferto di anoressia: io me ne accorgevo ma non riuscivamo a parlarne. Quando buttavo il sassolino loro evitavano di parlarne e io ci rimanevo male perché le vedevo soffrire. Ci si sente impotenti verso le persone che non riesci ad aiutare. Coloro che ne soffrono devono trovare la forza in loro stessi”. |