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N.022
Inserzionisti del numero
Syria
Fuori dalla fabbrica di plastica

La cantante romana affronta il nuovo capitolo della sua carriera con grande entusiasmo, cambiando frequentazioni, più che genere. Perché come dice lei, in Italia pop è sinonimo di artificiale, mentre all’estero è un vanto e allora viva il pop, se fatto bene. Come nell’album di Syria "Un’altra me".

Noi ti ricordiamo icona pop nei panni di Wonder Woman accanto a Taricone/Superman, nel video di Se tu non sei con me dei Manetti Bros. Che cos’è rimasto di quella Syria?
Sono passati un po’ di anni. Il titolo del mio nuovo album (Un’altra me n.d.r.) racchiude il mio nuovo approccio alla musica. Infatti, da un po’ di tempo mi sono avvicinata alla scena indie italiana ed è stata una rivelazione, un nuovo mondo tutto da scoprire, fatto di cantanti e band davvero interessanti. Tre anni di distanza dalle scene mi hanno permesso di arrivare a questo nuovo lavoro, un disco in cui credo davvero. Ogni canzone di questo disco ha per me una valenza fortissima e soprattutto è frutto di una mia scelta personale. Non rinnego nulla del mio passato "pop", ma mi sono accorta di una realtà underground che mi ha del tutto conquistata. Sono letteralmente innamorata della musica che ho scelto di fare, e sono entrata in questa nicchia senza nessuna presunzione, con la passione di chi è all’inizio di un percorso.

A proposito di "pop", nel nostro paese la parola ha un’accezione quasi esclusivamente spregiativa, mentre nei paesi anglosassoni in diversi casi le etichette indie e pop coincidono.
Verissimo. In Italia pop è sinonimo di "artificiale", di plastica. È un’etichetta rimasta ferma probabilmente agli anni Ottanta. In generale il pubblico è diseducato alla cultura musicale che non sia quella del pop-rock tradizionale, quindi esistono due realtà: ciò che passa alla radio e la nicchia per pochissime persone, manca un po’ tutto quello che dovrebbe stare in mezzo. Poi, non esiste proprio l’idea della collaborazione. In Inghilterra o negli Stati Uniti è decisamente comune vedere artisti rock collaborare con altri di diverso genere. Nel nostro Paese purtroppo è molto raro. Peccato, perché la fusione tra mondi musicali (solo) apparentemente lontanissimi è sempre un valore aggiunto.

Raccontaci meglio Un’altra me, un album di cover. Come hai scelto le canzoni?
Come dicevo prima, è un disco fortemente voluto da me e quindi ho scelto ognuna delle canzoni che lo compongono. Conosco bene – artisticamente e in certi casi personalmente – gli autori delle canzoni che ho scelto di interpretare. Sono stati tutti disponibilissimi nella collaborazione. Con alcuni di loro si è instaurato un rapporto privilegiato. Ad esempio con i Perturbazione, che sono di Torino, c’è un feeling particolare nella vostra città e un bel clima musicale.

In ritardo con il resto del mondo, in Italia stanno nascendo le cosiddette "scuole". La scuola di Torino in effetti è sempre più importante...
Certo, queste scuole, se così vogliamo chiamarle, non portano a un appiattimento dei singoli artisti ma, al contrario, a un loro arricchimento.

Un’altra me è un titolo impegnativo. Un’altra me per sempre?
Mai dire mai, come si dice. In ogni caso penso che questa attuale sia la dimensione artistica che preferisco. Quella che sento più intimamente. Adesso sono in quella fase in cui ti senti “arrivata tardi” a scoprire una realtà più grande di te. Nessun problema, anzi... ne guadagno in entusiasmo e voglia di fare.

Sono 12 pezzi in tutto, c’è un fil rouge che unisce stilisticamente quasi tutte le canzoni di questo disco. Una in particolare, che spicca per l’intensità dell’interpretazione, è apparentemente fuori luogo, parlo dell’inedito di Sergio Endrigo, Momenti. Come l’hai scelto?
È un discorso lungo. Dovrei partire da quando ero bambina. Da mio padre veniva spesso a giocare a poker Sergio Endrigo e vinceva quasi sempre. Ricordo ancora l’odore di sigari di quelle serate. Per me era un signore dall’aspetto distinto che giocava a carte con mio padre, non sapevo che fosse quel grande artista che ho conosciuto solo negli ultimi anni. Crescendo ho iniziato a chiedere di lui, mi sono sempre più interessata alla sua musica, finché una notte l’ho sognato. Aveva il sigaro in mano e mi diceva "Cecilia, va tutto bene, stai tranquilla". Ho subito contattato la figlia Claudia, le ho raccontato del sogno, e lei è stata incredibile. Mi ha fatto sentire sette pezzi inediti del padre e mi ha dato la totale libertà di scelta. È stato difficile perché erano tutte delle canzoni incredibili, ma alla fine ho scelto Momenti.

Il pezzo è stato scartato dall’ultimo Sanremo.
Sì, ma non m’importa, quel che conta è che non vedo l’ora di cantarlo nei miei concerti... probabilmente, come è già avvenuto in passato per altre canzoni, si tratta di un pezzo non proprio in linea con il pubblico televisivo di Sanremo. O forse non è stato ascoltato bene dal direttore artistico.

Sei stata a Torino per uno showcase da Fnac, a maggio. Dove ti possiamo vedere prossimamente?
Ho un calendario "aperto" fino alla fine dell’anno, parlare di tour sarebbe troppo, sarò presente in diversi festival estivi, in date ancora da precisare. Praticamente ogni giorno tengo informati dei concerti i miei amici e i miei fan su myspace, tenete d’occhio la mia pagina, confido nel passaparola.

Giancarlo Rapetti
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