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N.022
Inserzionisti del numero
Riccardo Scamarcio: tutti hanno voglia di te
Intervista con l'attore del momento e, probabilmente, del futuro
Gli occhiali scuri dietro cui viaggia sono in un certo senso sinceri: al nostro incontro per l’intervista Riccardo Scamarcio è veramente molto stanco e cerca di isolarsi un po’ da tutto in questo momento di ipervisibilità.
Tanto che quando si sfila le lenti scure il fotografo impazzisce per sorprenderlo in uno sguardo rivolto all’obiettivo. Poi forse, per solidarietà verso chi è lì per “fare il suo lavoro” si concede per qualche secondo e noi cominciamo con le domande.

Torino comincia a esserti familiare. Ci hai girato “L’uomo perfetto” di Luca Lucini, “Mio fratello è figlio unico” di Daniele Luchetti in uscita prossimamente, e lo sceneggiato la “La freccia nera” andato in onda nella passata stagione televisiva. Che impressione ti sei fatto della città?
“Mi piace tantissimo. Ci ho vissuto per due mesi, nella zona vicino a piazza Statuto, via Cibrario e via San Donato, a casa di Luciana (Littizzetto)”.

Che cosa ti ha colpito di più?
“Le strade, i palazzi liberty, si respira un’atmosfera molto francese. Sono rimasto impressionato dall’architettura della città, dalla sua vita, dal fermento culturale facilmente avvertibile in molti luoghi”.

Soltanto un interesse artistico e culturale quindi?
“No. Confesso: ho peccato di gola. I piatti con il tartufo d’Alba del Porto di Savona in piazza Vittorio sono irresistibili. Una tappa obbligata nei miei soggiorni torinesi”.

Al cinema invece hai imparato a muoverti tra “sapori diversi”. Sembravi un predestinato delle storie tormentate e invece nei toni leggeri di “Manuale d’amore 2” sembri a tuo agio.
“Nelle mie corde c’è più il dramma, però sto apprezzando il fatto di lavorare nelle commedie, anche se è faticoso. Il personaggio del film di Giovanni Veronesi, ad esempio, è stato impegnativo perché è passivo, sta vivendo un suo dramma, ma deve anche essere in grado di trasmettere leggerezza allo spettatore. Ha una grande intensità complessiva. La sua immobilità fisica rappresenta il lato oscuro della sua vicenda personale, il rapporto che si infuoca con la fisioterapista è invece il respiro più lieve del personaggio”.

Che cosa puoi raccontare del film di Luchetti?
“Ci punto molto. Chi vedrà ‘Mio fratello è figlio unico’ si accorgerà che Daniele è stato bravissimo a pervadere tutto il film di un’ironia molto sofisticata, al livello dei suoi migliori film”.

In che modo c’entra la canzone omonima di Rino Gaetano?
“Non sono certo che ‘Mio fratello è figlio unico’ farà parte della colonna sonora del film. La sceneggiatura è tratta dal romanzo ‘Il fasciocomunista’ di Pennacchi. Il titolo simboleggia il rapporto conflittuale fra i due fratelli protagonisti della storia. Tra l’altro mi ha incuriosito la presenza di Paolo Rossi al Festival di Sanremo proprio con un inedito di Gaetano”.

Com’è Monica Bellucci sul set? “Ha un modo di recitare particolare, direi inevitabile vista la sua immagine. Lavora molto sull’immobilità”.

E invece Martina Stella con cui hai girato “La freccia nera”?
“Martina Stella è brava, nonostante quello che ogni tanto pensino i critici. Ma le capita a volte di adagiarsi su una recitazione più monotona che non le rende giustizia”.

Parliamo di Valeria (Golino).
“Lei è capace di portare un senso di pericolosità in scena. È imprevedibile, non sai mai dove andrà. Riempie lo spazio come poche altre, a volte ‘invade’. Probabilmente è una delle attrici italiane più brave”.

Per migliorare come attore pensi di dover studiare ancora? “No, studiare basta. Quello che mi serve è accumulare esperienza, e quindi diventa fondamentale fare nuovi film, diversi tra di loro, in grado di sollecitare punti differenti della sfera emotiva e professionale di un attore”. Ringraziamo Riccardo Scamarcio, ma è lui a prolungare l’incontro facendo qualche domanda a proposito della rivista, di come nasce, di come vengono scelte le foto che vede in copertina. Soddisfatto, se ne va con le copie sotto il braccio verso l’intervista successiva.
Davide Fantino
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