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| Eataly: più qualità per tutti |
| In poco più di due mesi dall’inaugurazione è già un fenomeno |
“È un successo al di sopra delle nostre
aspettative – commenta entusiasta
Oscar Farinetti, presidente di Eataly – al
sabato entrano circa quindicimila persone,
alla domenica superiamo le ventimila,
tutti i giorni passano fra le sette e le
diecimila persone. Di queste, mediamente,
cinquemila acquistano.
Sono numeri straordinari, siamo soddisfatti
perché tutti i settori funzionano, soprattutto
quella della ristorazione. L’unico
handicap è che, vista l’incredibile
affluenza quotidiana, non sempre riusciamo
a dare da mangiare a tutti”.
A Eataly le file per i ristoranti e ai banchi
di vendita non sono gestite dai numeri
stampati in rosso sui foglietti bianchi, ci
sono dei cartelli con su scritto “Aiutateci
a non dovervi chiamare per numero”,
sottolineando che “chi fa il furbo persaltare la fila non è cliente gradito
a Eataly”.
“Pensiamo che anche il tempo
della coda e dell’attesa possa
essere vissuto come un momento
di convivialità” suggerisce
Farinetti, che ribadisce di considerare
Eataly “un mercato vero e
proprio. Non mi piacciono le definizioni
che ho sentito quali centro
enogastronomico o polifunzionale.
È un mercato e come i vecchi
mercati riunisce la vendita, la
ristorazione e la didattica”.
L’idea di Eataly prende corpo nel
2002 e si sviluppa nei cinque anni
successivi.
“La gente si avvicina poco ai cibi
di qualità perché spesso non li
conosce e i cibi di qualità sono
quasi sempre distribuiti in negozi
superlusso ai quali la maggior
parte delle persone non osa nemmeno
avvicinarsi. Ho pensato
dunque che, se si fosse riusciti a
creare un luogo in cui i cibi di qualità
fossero esposti in maniera
informale con una grande attenzione
alla comunicazione, alla
spiegazione dei cibi stessi, ad
aree didattiche dedicate e con
l’opportunità di gustarli in una
situazione informale di ristorazione,
la cosa avrebbe funzionato. E
così è avvenuto”.
Controbattiamo dicendo
che probabilmente la
gente è impaurita
soprattutto dai prezzi
dei cibi di qualità,
mentre Eataly è riuscita
a garantire
la qualità
a prezzi
“per
tutti”. Un
miracolo
o fino
adesso ci hanno fregato?
“I cibi di qualità non possono
costare pochissimo – ammette
Farinetti – ma eliminando una
serie di processi e accorciando la
cosiddetta filiera possiamo portare
sui banchi i migliori prodotti
gastronomici a prezzi sostenibili.
Ad esempio, noi acquistiamo
solo carne della Granda, presidio
Slow Food di trentun allevatori
che, in questo senso, sono veri
fondamentalisti, nutrono gli animali
solo con foraggi e cereali e
seguono con molto rigore il capitolato
dettato dai veterinari,
offrendo dunque una carne eccezionale.
Noi siamo entrati in
società con questi allevatori e
garantiamo loro un prezzo superiore
al mercato. Da lì in avanti
però non c’è più nessun altro
passaggio e, praticamente, la
carne arriva direttamente dalle
loro stalle al banco del nostro
macellaio. E così accade con l’ortofrutta
e con il caffè. In questo
caso andiamo in Guatemala,
altro presidio Slow Food, e comperiamo
il caffè direttamente dai
campesinos pagandoglielo tre
volte tanto rispetto a quanto lo
paga il mercato. Da lì arriva direttamente
sui nostri banchi evitando tutta una serie di passaggi tipo
grossisti, raccoglitori, importatori
eccetera, riducendo notevolmente
i costi”. Per fare questo ovviamente
servono volumi notevoli e dunque
anche un luogo molto ampio
dove realizzare il tutto. Un luogo
peraltro straordinario per l’architettura
e la storia che si
porta dietro. “Cercavamo
un luogo vicino al centro,
al cuore della città, che
integrasse una memorabilità
metropolitana e
una memorabilità legata
al cibo. Abbiamo avuto la fortuna
di trovare questo ex opificio della
Carpano, dove è nato il mitico Punt
& Mes, l’abbiamo ristrutturato
dedicando anche un museo a questa
casa storica, emblema di
Torino e del Piemonte”. Eataly proporrà
entro la fine dell’anno qualcosa
come duecento eventi,
fra cui seminari di cucina
tenuti dai migliori chef del
territorio e aperitivi didattici
guidati dai produttori di
vino. |
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