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N.022
Inserzionisti del numero
Sono e mangio italiano
Vasco Rossi difende il rock nostrano con un sold out dietro l’altro. Da Milano a Roma, allo stadio Delle Alpi di Torino.
Il viso è un po’ stanco, gli occhi chiari sono lucidi e la barba è lunga. Sorride e parla a raffica. Un vero mood Steve McQueen per lo splendido cinquantacinquenne del rock italico. Vasco sta vivendo i momenti trionfali del tour dopo lo stop forzato all’Heineken Jammin’ Festival a Mestre. È una celebrazione, un rito collettivo ipnotico e sensuale, che a ogni data si ripete. Il suo pubblico, il suo popolo lo ama, senza dubbi o esitazioni. Vasco è una religione collettiva che si celebra una volta all’anno. Tutti gli anni, come il Natale. Il rito si snoda come una vera Opera Rock in continua evoluzione che narra la storia del Blasco dalle origini alla consacrazione. “Se fosse per me, canterei anche a richiesta” è il commento alla scaletta. In realtà la scaletta è fondamentale, “deve esserci e deve avere l’onda giusta”. E in questa serie di concerti l’onda giusta l’acchiappa da subito. Lo spettacolo, è stato detto e ridetto, costa 15 milioni di euro, ma è bene ricordarlo a chi pensa che solo gli anglosassoni possano far dei numeri così: “Loro ammortizzano in centinaia di date noi solo in nove perché siamo più bravi. Io non canto in inglese, perché sono e mangio italiano”. Orgoglio nazionale e famiglia: con Vasco viaggiano 175 persone fisse che non tornano mai a casa fra una data e l’altra, il viaggio è di “sola andata”, oltre un mese di vita in comune fuori dal mondo. Sul fronte del palco, che è davvero gigantesco, sono in tre: Vasco, cappello, occhiali e giubbotto d’ordinanza, il chitarrista e il bassista. Gli altri musicisti e i coristi dietro. “La migliore band del mondo” dice Vasco. La struttura di led e metallo allude a una città invasa dalla giungla, la civiltà assediata dalla volgarità e dall’inciviltà dei molti, politici, kamikaze vari. Non ci sono salvezze, c’è la musica che unisce, c’è il popolo che si ritrova sotto a cantare, urlare, abbracciarsi, ridere. Il repertorio è tutto per loro, pezzi non eseguiti da anni “Lunedì”, “Anima fragile”, “Voglio andare al mare”, insieme ai tre brani in anteprima live: “La compagnia”, “Basta poco” e “Non sopporto”. Per il tour Vasco si è allenato come un atleta, dice “Non essendo amante dello sport, mi alleno per fare il fiato, devo averne per due ore e mezza, tre di concerto. Io non capisco quelli che si divertono a correre. Non sono un atleta, neanche un po’”. E sul palco, lo abbiamo visto a San Siro e all’Olimpico, Vasco di fiato ne ha, eccome. Non si risparmia di certo, non fa il prezioso e quando, alla fine chiude con l’apoteosi di “Albachiara”, è come un amante generoso, che non vuole deludere, che non si nasconde. Dice “Voglio far esplodere lo stadio con l’energia, perché la musica fa vivere nello stesso momento la stessa emozione a centinaia, migliaia di persone”. Il fatto che di vera glorificazione si tratti è confermato anche dal fatto che il Blasco non ha un album in uscita, il suo non è un tour promozionale; il nuovo album uscirà in autunno: “Non ho un disco nuovo fuori ma penso di potermelo permettere... un certo repertorio ce l’ho”, tanto per scardinare l’antica e poco smentita regola che prima del tour ci deve essere sempre uno scopo promozionale. Di se stesso, delle proprie difficoltà umane parla schiettamente, ed è proprio questo a farne quasi un unicumnel cortile delle buone maniere e dei cattivi pensieri della musica italiana. “Con il popolo c’è un rapporto di feeling mentale, già nel 1978 con Jennyavevo chiarito che non ero particolarmente felice o allegro. Io tendo ad avere dei periodi di pesante depressione”. Come ha sempre parlato sinceramente del suo rapporto con le molto amate donne. Fra i pezzi nuovi Vasco esegue una intensa “La compagnia” e dice “Quando una donna ti spezza il cuore, con il cuore spezzato non esiste più niente, sei morto in pratica. Anch’io ho avuto il cuore spezzato molte volte e adesso è molto fasciato. Ho un sacco di cicatrici”. Conclude con “Magari tutto questo affetto dovrà calare e io dovrò smetterla di saltare sul palco. La vecchiaia un po’ la sento, le energie quando arrivi a 50 anni calano, non sono più quelle dei 30. Quello che volevo fare l’ho fatto, le soddisfazioni le ho avute”. Non è vero Vasco, l’affetto non cala.
Simonetta Bosso e Davide Fantino
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