Boccadasse la musa ispiratrice degli artisti

Da De André a Camilleri: il borgo marinaro da sempre affascina cantautori e scrittori ed è uno dei luoghi del cuore di genovesi e turisti

Chissà a quale «vecchia soffitta vicino al mare» di Boccadasse si riferisce Gino Paoli. Quella della casa «con una finestra a un passo dal cielo blu» cantata ne «La Gatta» custodita al di là di una delle facciate colorate dei palazzi che abbracciano la spiaggetta. Una mezzaluna di sassi e di barche di pescatori, di reti distese e di ristoranti “in mare” che ha ispirato il cantautore, che qui ha vissuto per molti anni, ma anche poeti e scrittori.

La casa della fidanzata di Montalbano

Come Andrea Camilleri, impossibile non citarlo, che qui, in questa propaggine antica e ancora marinara della ricca Albaro, ha scelto di fare vivere Livia, la fidanzata del suo Salvo Montalbano. Gli appassionati del  giallista siciliano di passaggio a Genova vogliono sapere dove si trovi. In realtà, la casa esiste soltanto nella testa del suo autore che, poco tempo fa, ha raccontato la nascita della sua passione per Boccadasse. «Non ci ero mai stato prima. È stato un amore a prima vista. Mi sono sentito benissimo, a casa mia, come se la conoscessi e l’avessi frequentata da chissà quanto tempo e chissà quanti anni. Anche se l’odore del mare era diverso dal mio».

Il primo cantore di Boccadasse

Ma a scavare, si scopre che Camilleri è anche un fan di Edoardo Firpo, il poeta che per primo, ha omaggiato Boccadasse. I versi della sua poesia sono scolpiti su una targa in marmo affissa sulla facciata della chiesa di Sant’Antonio da Padova, l’unica a lui dedicata a Genova, che domina il borgo. Punto di riferimento geografico per molti, fresco rifugio nelle giornate estive più afose per chi cammina sulla passeggiata, è il luogo di preghiera della gente di mare. Sulle sue pareti bianche sono appesi decine e decine di ex voto a forma di barca a vela depositati dai marinai per la grazia ricevuta. Furono proprio loro a costruirla nel XVII secolo e oggi è uno dei pochi edifici religiosi eretti su uno scoglio che resiste.

Le lapidi del borgo

La targa con la poesia di Firpo è affissa sulla sua facciata di sinistra, sulla piazza-belvedere dedicata al poeta da cui tutti hanno scattato almeno una volta nella vita una fotografia della spiaggia e delle sue case. «O Boccadasse, quando si scende a te…pare che si sciolga un po’ l’ansia della vita, sentendo come lì si sian fermate, nella bella intimità della marina, la tua pace antica e la tranquillità», si legge. Mai parole furono più azzeccate e attuali. Ma a colpire l’attenzione di chi arriva a Boccadasse per la prima volta è un altro messaggio scolpito su una mattonella lungo le scale che collegano la terrazza e la spiaggia datato 1-8-1873: «Stavo bene e per star meglio mi trovo qua». Firmato: D.P. Sono le iniziali di Domenico Pareto e la sua storia e assai meno suggestiva di quanto si possa immaginare. Residente del borgo, quando decise di ristrutturare la sua casa entrò in conflitto con altri abitanti della zona. Dopo critiche e lamentele, Pareto, convinto delle sue buone intenzioni, decise di compiere un gesto plateale e fece realizzare e affiggere la – oggi fotografatissima – lapide. Al fondo della scalinata, invece, a due passi da piazza del Nettuno, si trova la targa che contiene l’omaggio a Liana Millu, giornalista e scrittrice di origine ebrea nata a Pisa nel 1914. Sopravvissuta ad Auschwitz, al rientro in Italia elesse Genova come sua città d’adozione e qui è scomparsa nel 2005. La lapide è stata posta due anni più tardi e qui, ogni anno, nel Giorno della Memoria viene ricordato il dramma della Shoah.

La “bocca d’asino”

Dalle storie alle leggende. Riguardo all’origine dello strano nome del borgo ce ne sono tantissime. Tra tutte, la versione più citata è quella secondo cui Boccadasse deriverebbe da «bocca d’azë», cioè «bocca d’asino», animale presente sulla sua spiaggia. Secondo altri, il toponimo sarebbe nato dal torrente Asse che un tempo scorreva dove adesso si trova via Boccadasse o ancora, dal nome di un antico proprietario, Guglielmo Boccadassino. Ma c’è anche chi crede che il nome arrivi dal quartiere di Buenos Aires la Boca, abitato da molti immigrati genovesi. D’altra parte, gli stessi residenti della zona e i tifosi della squadra di calcio del Boca Juniors vengono chiamati «Xeneizes», da «zeneize».

Una fotografia in musica

E forse rientra sempre alla categoria leggende la storia secondo cui Fabrizio De André si sia ispirato ai pescatori che da qui prendono il mare ancora oggi per comporre «Creuza de ma», mentre è chiaro fin dal titolo – proprio «Boccadasse» – che Gino Paoli ha pensato al suo più amato posto di Genova nello scrivere il testo del brano cantato con Ornella Vanoni, sua compagna di vita per anni. «Ti ricordi il sole nella casa al mare? Ti ricordi i fiori che curavi tu? I sorrisi rossi dei gerani appesi? Sale sopra i vetri e suoi tuoi capelli?», chiede Paoli. E Ornella Vanoni risponde: «Mi ricordo il vento, il vento c’era!». La fotografia di Boccadasse.

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