La lanterna

Non c’è un periodo migliore per visitare la Lanterna. Perché questo è il simbolo di Genova e ogni occasione dovrebbe essere buona per riscoprirlo, per farlo conoscere ai bambini o a chi genovese non è, per scoprirne i segreti ed esserne orgogliosi. Ma se in città già a marzo si va al mare e in spiaggia si può stare fino a novembre, l’inverno diventa il momento ideale per trascorrere un paio d’ore al faro. Raggiungerlo non è semplicissimo, perché si trova al centro del porto commerciale. Una volta arrivati, però, ciò che si trova è molto di più di quel che ci si sarebbe aspettati. La passeggiata di legno e metallo per accedere al parco della Lanterna è un sentiero a picco sul mare. Emozionante e per nulla spaventoso.

Il museo

La prima tappa è il museo scavato nella roccia alla base della torre. Visitarlo merita per conoscere meglio storia e curiosità della Lanterna. È alta 77 metri, il che la rende l’edificio di questo tipo più alto del Mediterraneo, il secondo d’Europa. I documenti testimoniano che già nel 1128 esisteva una struttura simile, fatta di tre tronchi merlati sovrapposti. Serviva ad annunciare l’arrivo di imbarcazioni sospette. Solo col tempo divenne anche un faro. Per segnalare ai naviganti l’accesso si bruciavano fascine di erica e di ginestra. Nel 1326 venne installata la prima lanterna ad olio di oliva, la cui luce era concentrata in un fascio grazie a cristalli trasparenti prodotti da maestri vetrai liguri e veneziani. Il monumento che vediamo oggi è datato 1543.

Il faro oggi

Lo ricostruirono dopo che per trent’anni, la torre era rimasta monca, bombardata dai francesi. Fu realizzata a sezione quadrata, in pietra naturale estratta dalla cava di Carignano, con il simbolo bianco e rosso della città a decorarne uno dei lati e la balconata panoramica che separa i due tronconi che la costituiscono. Questo è il punto più alto che possono raggiungere i visitatori. Ed eccoci qui, al cuore della visita, alla Lanterna. È il momento di faticare. L’ascensore c’è, ma è riservato agli addetti ai lavori. Alla cornice si arriva solamente a piedi, dopo aver salito 172 gradini dei 365 totali, ma è prevista una ricompensa. Questa è una terrazza sul mare con vista mozzafiato: da una parte, il promontorio di Portofino, alla base la vita che scorre nel porto commerciale, a destra le insenature della costa di Pegli, Pra’ e Voltri.

Il parco

Ancora nel diciannovesimo secolo, il faro era la porta di accesso a Genova per chi arrivava dal Ponente. Riscendendo verso il basso, nel parco della Lanterna, si può ancora vedere la Porta Nuova della città, costruita nel 1827 e, tutto attorno, le mura sabaude che la difendevano e che ora proteggono l’area verde alla base del faro. Ad occuparsi di tutto sono i Giovani urbanisti della Fondazione Mario e Giorgio Labò che, dal 1° luglio 2014, su concessione del Comune di Genova, del Municipio II Centro Ovest e della ex Provincia si dedicano alla gestione degli spazi e ne hanno scongiurato la chiusura.

I gestori

Un lavoro tutto volontario, reso più difficile anche dal fatto che la Lanterna ha più proprietari: una parte appartiene al Demanio, un’altra alla Marina militare. Tuttavia, negli anni, gli interventi ci sono stati. Oggi, per esempio, la torre si colora di blu, di verde, di rosa e di ogni colore in concomitanza alle diverse giornate mondiali grazie a un impianto di illuminazione tutto nuovo. E qui si può navigare perché c’è il Wi-Fi.

Le visite

È uno spazio tecnologico, curato e pronto ad accogliere i turisti. A proposito, ecco gli orari: il sito si può visitare tutti i sabati, domeniche e festivi dalle 14.30 alle 18.30, con ultimo ingresso alle 18. Tutti i dettagli si trovano sulla pagina www.lanternadigenova.it/informazioni/. Ma fino al 4 febbraio la storia della città e del suo simbolo viene raccontata anche a Palazzo Reale, in via Balbi, nella mostra «La città della Lanterna – L’iconografia di Genova e del suo faro tra Medioevo e presente», visitabile da giovedì a sabato dalle 10 alle 17 e la domenica dalle 14 alle 17. Per maggiori informazioni: www.palazzorealegenova.beniculturali.it

di Lorenza Castagneri 

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