Che forza, questo salone del libro

Quella che arriverà dal 10 al 14 maggio al Lingotto è un’altra grande edizione del Salone Internazionale del Libro che, nonostante difficoltà e polemiche, riesce sempre a mettere al centro la letteratura, regalando a Torino un’importante momento di cultura

Sopravvissuto alle tempeste che lo hanno travolto negli ultimi anni, tra conti incerti, pochi punti fermi e il fiato sul collo della competizione di Milano, il Salone Internazionale del Libro di Torino resiste stoicamente e torna, si spera in gran forma, da giovedì 10 a lunedì 14 maggio 2018. Un’edizione che – dicono gli organizzatori – vuole riaffermare con forza quanto il Salone sia “la casa di tutti gli editori”, biglietto da visita dell’editoria italiana nel mondo, con una panoramica sulla scena editoriale del nostro Paese messa insieme grazie anche all’impegno dell’Associazione Editori Amici del Salone Internazionale del Libro. In effetti, quella che si prospetta è di nuovo un’edizione che fa sognare gli appassionati della letteratura internazionale, proiettandoli in una tre giorni in cui al centro di tutto c’è il libro e chi lo scrive. Quello che arriverà quest’anno pare essere, fortunatamente, un Salone dalla grandissima forza culturale e dalla indubbia attrattiva turistica. Un momento tra i più attesi dell’anno sotto la Mole, che a metà maggio come sempre si ritrova grande protagonista della letteratura internazionale.

Un giorno, tutto questo…

Il tema di questa trentunesima edizione, “Un giorno, tutto questo…”, è un inno al futuro, che invita tutti coloro che graviteranno intorno alla manifestazione torinese (pubblico e ospiti, scrittori, scienziati, artisti, economisti, registi, musicisti, gente comune) a riflettere su come sarà il mondo che ci aspetta. Un tema libero, con un finale aperto: un giorno, tutto questo…sarà bellissimo. O sarà in pericolo. O sarà migliore. Insomma, un tema che si apre a infinite possibilità, con l’unica costante dell’immaginazione del nostro futuro. Per provare a fare chiarezza sulle prospettive che ci attendono, gli organizzatori del Salone hanno chiesto ad alcune delle migliori menti del nostro tempo di rispondere a cinque grandi domandi sulla contemporaneità. Le loro risposte, arrivate in diversa forma (testi, immagini, tracce audio e video) verranno poi divulgate in molti modi durante i giorni del Salone: una quindicina di contributi, ad esempio, diventeranno podcast audio e saranno a disposizione del pubblico per il download. E chissà che, provando a rispondere, anche ciascuno di noi sia in grado di chiarire a se stesso ciò che si prospetta dietro l’angolo.

Ecco le Cinque domande:

•Chi voglio essere? La nostra identità è in continua costruzione. Nell’epoca del culto di sé, chi aspiriamo a essere? Che rapporto c’è oggi tra l’essere se stessi, il conoscere se stessi e il diventare se stessi?

•Perché mi serve un nemico? I confini ci proteggono oppure ci impediscono di incontrarci e cooperare? Come e perché li tracciamo? Abbiamo bisogno di costruirci un nemico per poter sperare di non averne?

•A chi appartiene il mondo? Tra cent’anni la nostra Terra potrebbe essere meno accogliente di oggi. La forbice tra ricchi e poveri si allarga. Il lavoro si trasforma e può ridursi. Milioni di persone sono costrette a lasciare la propria casa. Di chi è il mondo? Chi deve prendersene cura?

•Dove mi portano spiritualità e scienza? Scienza e religione hanno dato forma alla nostra storia e al nostro pensiero. Ma sono state usate anche come strumenti di oppressione. C’è oggi una promessa di cambiamento e di futuro nella spiritualità delle religioni, nel rigore nelle scienze? O altrove?

• Che cosa voglio dall’arte: libertà o rivoluzione? La creazione artistica può bastare a se stessa? O deve porsi l’obiettivo di cambiare le cose? Libertà o rivoluzione: cos’è l’arte, e che cosa deve e può dare a tutti noi?

L’immagine

Sulla scia del percorso iniziato l’anno scorso, con l’immagine ufficiale realizzata da Gipi, anche per il 2018 ci si è affidati a un noto disegnatore e graphic novelist, che ha lavorato sul tema della manifestazione. Manuele Fior, una delle matite più illustri del disegno italiano, ha realizzato l’immagine coordinata di questa trentunesima edizione, con una fanciulla intenta a scrutare l’orizzonte, in una giornata dal cielo limpido. Illustratore per riviste e giornali di tutto il mondo (dal New Yorker a Vanity Fair),Manuele Fior è famoso soprattutto per la graphic novel “Cinquemila chilometri al secondo”, che è stata premiata al Festival Internazionale di Angouleme nel 2011.

Vive la France

A sedere sul trono dell’ospite d’onore del Salone 2018 sono i nostri cugini d’Oltralpe. Un’occasione per approfondire un rapporto che, come con tutti i vicini di casa, è spesso di odio e amore, a cominciare dalla competizione su tutti i settori, dal calcio alla gastronomia. Ma anche, da un punto di vista culturale, un momento per ragionare su un Paese che ha una fortissima tradizione che ha saputo difendere e valorizzare in modo esemplare e che, nonostante questo, in questi ultimi anni è stato oggetto di tensioni e traumi che hanno coinvolto il mondo intero. Questa celebrazione della Francia, che coinvolgerà una consistente delegazione di autori (come Antoine Volodine, uno degli scrittori più innovativi degli ultimi anni e Edgar Morin, uno dei padri del pensiero contemporaneo), avverrà nel cinquantesimo anniversario di quel ’68 francese che portò una rivoluzione globale. In ricordo di quel periodo e per celebrare e studiare questo anniversario, la sezione di approfondimento porterà il nome di “Maggio Francese”.

Il Salone in musica

La cultura del Salone del libro va oltre i confini delle pagine scritte e invade anche l’ambito musicale, con una programmazione off dedicata che verrà ospitata fuori dalle solite mura del Lingotto Fiere. Il programma musicale della manifestazione, infatti, verrò ospitato dalle Officine Grandi Riparazioni. Al momento non conosciamo i dettagli del calendario, ma sappiamo che conterrà almeno un grande appuntamento, quello di sabato 3 marzo con John Cale, fondatore dei Velvet Underground (con il biglietto di ingresso al Salone del Libro è possibile acquistare i biglietti per il concerto con uno sconto del 20%).

Gli ospiti

Sono da sempre uno dei motori del pubblico del Salone: i grandi ospiti letterari (e non solo) che per la kermesse sbarcano a Torino da ogni parte del mondo. Se gli addetti ai lavori si possono concentrare sulla compravendita dei diritti letterari, di scena all’International Book Forum, il grande pubblico affolla ogni anno le sale del Lingotto alla ricerca di un autografo del proprio scrittore del cuore. Ecco quindi qualche nome dei primi partecipanti all’edizione 2018. Intanto, il premio Nobel per la Letteratura 2009 Herta Muller, celebre per aver descritto nelle sue opere le condizioni di vita in Romania durante la dittatura di Ceausescu. Per la prima volta, inoltre, i cinque scrittori finalisti del Premio Strega Europeo presenteranno (giorno per giorno, finalista per finalista) i loro libri al Salone, e l’ultimo giorno verrà proclamato il vincitore. A ragionare sul futuro (il tema al centro di questa edizione), e in particolare sul futuro dell’Europa, è stato inoltre chiamato lo scrittore spagnolo Javier Cercas Mena, che preparerà una lezione magistrale sull’argomento. A rappresentare la letteratura statunitense sarà invece Alice Sebold, che nel 2002 debuttò con il clamoroso successo di “Amabili Resti”. Spostandoci in Centro America, invece, arriverà per la prima volta al Salone di Torino lo scrittore messicano Guillermo Arriaga che, tra le altre cose, è anche lo sceneggiatore di alcuni tra i più famosi film girati dal premio Oscar Alejandro Gonzalez Inarritu (Babel, 21 grammi e Amores Perros). A proposito di Oscar, poi, il Salone 2018 decide di fare un omaggio al grande cinema italiano, con l’incontro tra due maestri dal fortissimo background letterario, Bernardo Bertolucci e Luca Guadagnino. Ci sarà anche Giuseppe Tornatore, che a Torino presenterà il suo ultimo libro. Grandissimo e attesissimo ospite è anche Eduard Limonov, protagonista del celeberrimo libro sulla sua vita scritto da Emmanuel Carrère.

di Valentina Dirindin

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