Paola Maugeri – Ascoltare, non sentire

La musica e la possibilità di cambiare il mondo, ognuno facendo la propria piccola parte. L’autrice del libro Rock and Resilienza sta girando l’Italia per conoscere le persone

“Ci svegliamo di fretta e di fretta gestiamo tutta la nostra giornata, amiamo anche di fretta. Ma per correre dove? A me ancora non è chiaro “

Ho voluto scrivere questo libro perché penso che nel momento in cui rispettiamo la musica succedono cose meravigliose nella vita». Il libro si intitola “Rock and Resilienza” e l’autrice è Paola Maugeri, volto caro a chi è cresciuto nei Novanta con MTV e narratrice storica del mondo della musica, oltre 1300 interviste in carriera ai più grandi interpreti della storia, da cui ha tratto ispirazione per una narrazione di un mondo composto da semi divinità moderne, personaggi pubblici ammirati in ogni angolo del Pianeta. Di loro ha sempre cercato di raccontarne il percorso umano che li ha portati a trovare nella musica una ragione di vita e a farne dono agli altri: rockstar che hanno toccato il fondo, che hanno indagato la profondità degli abissi dell’esistenza (“Il vero Dark Side of the Moon”) e che sono stati salvati dal saper suonare una chitarra per ore e ore, e dal trovare una forma di espressione nelle note e nelle parole. «Perché siamo persone, ma tutti noi abbiamo un personaggio: a me interessano le persone e, per il tempo che staremo insieme, voglio conoscervi e voglio che ci scambiamo idee e opinioni». Maugeri è in tour per incontrare il pubblico, ma non per presentare in senso classico il volume uscito a inizio 2018 per Mondadori Electa, nemmeno al Circolo dei Lettori di Torino, dove assistiamo al suo “scambio” con i presenti. «Io non solo faccio dediche, ma bacio e abbraccio, rispondo a domande di ogni tipo: se Bono è basso o alto, se dal vivo Chris Martin è veramente così figo come sembra…». Ha da poco festeggiato orgogliosamente i 50 anni, «E devo dire che mi sto rendendo conto di quante cose diamo per scontate nella vita. Invecchiare è un privilegio e quando sento lamentele per l’età che passa, mi sembrano tutte stupidaggini. Dovremmo festeggiare anche solo il fatto di essere vivi e vi assicuro che in tante parti del mondo non è scontato, mentre noi siamo lì a osservare la piccola rughetta». Per mesi ha girato e girerà in lungo e in largo l’Italia usando l’uscita editoriale come espediente per portare il pubblico verso l’ascolto di se stessi: «I librai sono un po’ scontenti perché faccio tenere aperte le librerie fino a tardi, ma quando vedo così tante persone accorrere per parlare di musica e per capire che cosa può darci non riesco a fermarmi». Uno dei principali benefit è l’idea del rispetto: Paola Maugeri cita l’aneddoto di quando George Harrison dei Beatles decise di imparare a suonare il sitar. Per riuscirci si rivolse al più grande interprete di quello strumento della storia: Ravi Shankar. «Dopo le prime lezioni, il maestro prese l’allievo da parte – racconta l’autrice di Rock and Resilienza – per dirgli qualcosa di molto importante: George, sei uno dei più grandi chitarristi al mondo ma se vuoi imparare a suonare un nuovo strumento, devi sapere che la musica va rispettata. Se tu accendi l’incenso prima di iniziare o se dopo che lo hai suonato lo appoggi con cura, quello farà tutta la differenza del mondo. Noi abbiamo perso il senso dell’ascolto ma abbiamo anche perso il rispetto di tutto: del nostro corpo, degli altri. Siamo diventati degli esseri umani strani, ci muoviamo in un mondo ovattato. Ci svegliamo di fretta e di fretta gestiamo tutta la nostra giornata, amiamo anche di fretta. Ma per correre dove? A me ancora non è chiaro».

Quella volta che…
Ho intervistato Roger Waters, che fa parte di quella generazione di grandi interpreti rock nati tra il ’43 e il ’45. A lui ho chiesto che cosa lo spinge ad andare in tour ancora a 74 anni e centinaia di milioni di vinili venduti. Mi ha risposto: “Voglio che le persone, tramite la mia musica, possano esplorare quella parte di loro capace di provare empatia con il prossimo”. Bono degli U2, invece, ha trovato la forza di parlare della perdita dei suoi genitori, vedendo in me una rappresentante di un Paese come l’Italia in cui il lutto viene anche vestito, celebrato.

Il libro invita a trattare l’arte con rispetto. Soprattutto la musica, che ne è una particolarissima incarnazione, con una chimica naturale specifica: «Non esistono altre forme d’arte simili: ti porta a sopportare di stare spalla contro spalla con un ragazzo sconosciuto che indossa la maglietta dei Guns and Roses, tutto sudato. E quel sudore man mano ti finisce addosso, però continuate a stare vicini e poi vi baciate e magari dopo qualche anno nasce un figlio. Una cosa del genere succede soltanto a un concerto. La musica ti fa sentire delle vibrazioni uniche, ma se è ovunque non conta più niente». Sembra un finale amaro per una trattazione romantica e carnale allo stesso tempo. Ma il dito è puntato contro l’abuso di brani dozzinali: quella presente ovunque, nei centri commerciali, nei negozi, nelle stazioni, nelle radio. «Se passassero la classica al posto di canzoni qualunque, si comprerebbe di meno. Perché la bellezza ti porterebbe a fermarti, quella approssimativa ti spinge, al contrario, a comprare in maniera compulsiva. Quando ci sentiamo particolarmente stanchi pensiamo ai problemi che abbiamo avuto durante la giornata o che abbiamo in generale e non calcoliamo mai la quantità di sonoro che ci travolge ogni giorno e che penetra la corteccia cerebrale. Io ad esempio che sto in cuffia due ore al giorno ho un’assoluta necessità di silenzio, mi toglie tantissime energie, ho bisogno di un certo tipo di suoni, anche questa cosa che nei taxi c’è sempre la musica accesa e non la ascolti. Apri costantemente le orecchie al muro sonoro e a un certo punto non distingui più. Poco tempo fa ho intervistato David Byrne e lui mi ha detto una frase bellissima: L’attenzione e i dati sono la benzina del secolo. I dati sono quelli personali che più o meno consapevolmente forniamo su internet ogni volta che facciamo una ricerca o compriamo un oggetto. Per quanto riguarda l’attenzione, ho deciso di andare controcorrente: voglio esercitare il mio potere di critica. Ce lo abbiamo tutti, e per esercitarlo dobbiamo avere a disposizione del tempo. L’attenzione e il tempo sono proprio due elementi che ci vengono costantemente sottratti da stimoli di bassa qualità». Il programma di Paola Maugeri in radio si intitola “Paola is Virgin”. Nel nome c’è una ricerca di purezza, dell’ascolto e dello sguardo sulla vita in generale: «Quando abbiamo avuto l’idea di questo programma ho detto: perché non ci mettiamo a guardare la musica con orecchie vergini, perché anche non ci rimettiamo a guardare la persona che amiamo con occhi vergini, a vivere le situazioni con cuore vergine? Spesso noi sentiamo, ma non ascoltiamo e a nostra volta siamo sentiti ma non ascoltati. oglio fare il mio lavoro con senso di missione, se tutti facessimo il nostro lavoro con quel senso di missione potremmo cambiare il mondo in un anno». Paola Maugeri cita una favola buddista che racconta di un leone che sta conducendo lontano dalla foresta in fiamme tutti gli altri animali. A un certo punto vede un piccolissimo colibrì che sta volando in direzione opposta. Il leone gli chiede dove stia andando. Il colibrì risponde: vado a spegnere l’incendio, vado a fare la mia parte: «A questo mi riferisco quando dico che il mondo può essere salvato da ognuno di noi per la piccolissima e pur gigantesca parte che possiamo fare quotidianamente».

di Davide Fantino

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