Ivrea, non solo carnevale

Se c’è una cosa che rende famosa Ivrea un po’ dappertutto, è decisamente il suo partecipatissimo e apparentemente folle carnevale. Niente carri con maschere goliardiche e pupazzoni da queste parti, per chi non lo sapesse, ma una battaglia all’ultimo sangue a suon di arance.

Se avete mai visto le distese di frutta lasciate per terra dopo il passaggio dei carri eporediesi, o se vi è mai capitato di contare i lividi su uno dei partecipanti alla battaglia delle arance, allora sapete che non è un gioco per educandi: qui si fa sul serio. Dall’alto dei carri, gli aranceri delle diverse contrade ce la mettono tutta per colpire gli avversari con i loro proiettili alla frutta, in uno spettacolo un po’ confusionario ma davvero unico, che è solo il culmine di una settimana di festeggiamenti a cui partecipa l’intera città. La battaglia delle arance è sentitissima da queste parti,
e i turisti sono ben accetti solo se rispettano le regole: ad esempio, se si vuole assistere alla parata senza rischiare di essere colpiti dalle arance, è bene tenersi a debita distanza e, soprattutto, indossare un berretto rosso. Se il momento della battaglia è per veri duri, il resto dei giorni del carnevale sono una grandissima festa aperta a tutti: balli, travestimenti, feste in piazza e tanto vino, all’insegna di uno dei festeggiamenti carnevaleschi più sentiti e divertenti d’Italia. Ma Ivrea non è solo carnevale. La città canavesana, che anni fa era uno dei punti strategici per l’avanguardia informatica grazie all’opera di Adriano Olivetti, è comunque un luogo interessante, che merita una visita, magari in un tour che può poi proseguire verso la Valle d’Aosta.

Il castello

Un itinerario molto interessante potrebbe essere quello che vi porterà a scoprire i castelli di questa zona premontana, magari per poi continuare verso gli scenografici forti che caratterizzano il primo tratto della Valle d’Aosta. In questo caso, partendo da Ivrea, è d’obbligo una visita al castello delle tre torri, probabilmente il monumento più celebre della città, fatto edificare a metà del Trecento dal “Conte Verde”, Amedeo VI di Savoia. Realizzato completamente in mattoni, ha una torre che si presenta mozza dopo che nel 1676 un fulmine provocò l’esplosione di un deposito di munizioni che qui aveva sede. Il castello, che oggi saltuariamente viene aperto al pubblico per mostre ed eventi, è celebrato anche, con le sue “rosse torri” che si specchiano nella cerulea Dora, da Giosuè Carducci: è a lui infatti che si deve il soprannome che vuole Ivrea “la bella”.

L’Anfiteatro Morenico

L’Ami, ovvero l’Anfiteatro Morenico di Ivrea, è un monumento geologico unico al mondo. Si tratta infatti di un’area  di 600 km2 delimitata da una morena a  cerchio  concluso di origine glaciale. Il suo  valore da un punto di vista geologico è  enorme: si tratta infatti di una delle unità  geomorfologiche di questo tipo meglio  conservate al mondo. Pur trattandosi di una  particolarità per appassionati del settore più  che per il turismo di massa, l’interesse per  questa zona di grande importanza geologica  sta diventando sempre maggiore, grazie all’attività di promozione di alcune associazioni e iniziative, come l’Ecomuseo dell’Anfiteatro Morenico di Ivrea, che hanno contribuito a raccontare la straordinaria particolarità di questo territorio e a rendere maggiormente popolari itinerari escursionistici legati alla scoperta della zona, come l’Alta via dell’Anfiteatro Morenico di Ivrea, che si snoda per circa 120 km, percorrendo integralmente la cerchia collinare esterna dell’anfiteatro.

Le chiese

Il Duomo, innanzitutto. Posizionato nella parte vecchia della città, accanto al castello, è costruito su una base romanica che dovrebbe risalire al I secolo a.c.. L’attuale struttura in stile tardo barocco fu completata nella seconda metà dell’Ottocento ed è caratterizzata da testimonianze artistiche molto interessanti, come il ricco altare marmoreo di metà Settecento o i dipinti di Defendente Ferrari, maestro del Rinascimento piemontese, che raffigurano l’Adorazione del Bambino con Santa Chiara e le Clarisse.

Un’altra chiesa che merita una visita è quella di San Gaudenzio, sontuoso esempio di architettura barocca in cui decine di opere pittoriche raccontano la vita e i miracoli dell’eporediese San Gaudenzio. La leggenda vuole che una delle vicende che lo vide protagonista sia accaduta proprio nel luogo in cui poi, a inizio Settecento, venne edificata questa chiesa: è qui che nel 348 il giovane Santo trascorse una notte all’aperto, dormendo su una roccia, che al suo risveglio aveva conservato l’impronta del suo corpo.

Un altro edificio religioso dalla storia interessante è quello di San Bernardino, opera di metà Quattrocento circondata da un convento francescano. Di grande valore artistico è il tramezzo interno affrescato da Giovanni Martino Spanzotti con le Storie della vita e della passione di Cristo, uno dei più antichi esempi di un genere di opere che erano commissionate dall’Ordine dei Frati Minori Osservanti tipicamente in Piemonte, Lombardia e nel Canton Ticino. Il complesso di San Bernardino, dopo il Settecento, era ormai una chiesa sconsacrata che venne utilizzata per anni come deposito agricolo. Fu poi Camillo Olivetti ad acquistarlo, nel 1910, e ad avviarne un progetto di recupero. Anche gli affreschi vennero ristrutturati e, in ultimo, restituiti al pubblico, chiaro simbolo di quanto la figura di Olivetti sia stata di fondamentale importanza nella storia contemporanea della città di Ivrea.

Il campanile di Santo Stefano

In un giro turistico della città di Ivrea una tappa fondamentale è la torre medievale di Santo Stefano, unica testimonianza di uno dei più antichi luoghi di culto della zona.

Questo millenario campanile sorgeva infatti a fianco di un’abbazia benedettina dell’XI secolo, che venne distrutta parzialmente durante il dominio francese nella seconda metà del Cinquecento e poi definitivamente dal conte Perrone, che voleva ampliare il giardino del suo palazzo. I suoi sei piani, che sono un perfetto esempio di architettura romanica canavesana, sono stati di recente sottoposti a un attento restauro e restituiti alla cittadinanza e ai turisti in tutto il loro valore storico.

La città industriale

In fondo, si deve a Olivetti anche il fatto che oggi Ivrea si candidi a essere Patrimonio Mondiale dell’Unesco.
La motivazione della candidatura, dettagliata nel progetto “Ivrea città industriale”

www.ivreacittaindustriale.it è infatti proprio che la città che fu la storica sede della Olivetti ha, nel corso del Novecento, realizzato “un modello alternativo e unico di città industriale, basato su un sistema sociale e produttivo ispirato alla comunità”. In questo senso, a Ivrea lo spazio economico-produttivo e quello sociale sono riusciti a coesistere in una maniera così felice da farne, secondo i promotori della candidatura, un modello di eccellenza del XX secolo, che si contrapponeva ad esempio ai sistemi industriali insediati in grandi realtà urbane. A essere oggetto della candidatura, presentata nel 2012 su iniziativa del Comune di Ivrea e della Fondazione Adriano Olivetti, sono

nello specifico un insieme formato da quarantadue edifici, progettati dai più famosi architetti e urbanisti italiani del Novecento. Gran parte di questi edifici fanno parte del MAAM, il Museo a cielo Aperto dell’Archietettura Moderna di Ivrea, inaugurato nel 2001 e costituito da un percorso di un paio di chilometri che raccoglie gli edifici più rappresentativi della cultura olivettiana.

Per chi voglia avvicinarsi alla storia della Olivetti, interessanti sono anche il percorso espositivo e i laboratori didattici proposti dal museo Teconologic@mente

www.museotecnologicamente.it
qui oggetti e documenti raccontano il percorso tecnologico della storica azienda, e il laboratorio, rivolto per lo più alle scuole, propone giochi, esperimenti e attività volte a “imparare insieme la grande lezione olivettiana: la tecnica è uno strumento a servizio della persona, della sua sensibilità, della sua natura unica e irripetibile”.

di Valentina Dirindin

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