Una città in trasformazione…o no?

Nessuno, probabilmente, conosce Torino meglio di chi la racconta. Come fanno i giornalisti, dalle pagine dei loro quotidiani, dei loro settimanali, o dei loro blog. Gabriele Ferraris, per esempio, storica e illustre firma de La Stampa e di Torinosette, che oggi fa le pulci a ciò che non va dal suo blog “Gabo su Torino”. A lui non potevamo che chiedere cosa non funziona in città. A dirci cosa ama di Torino, invece, è Fabrizio Vespa, altro collaboratore del quotidiano torinese per antonomasia, scrittore e ideatore del Torino Crime Festival.


Fabrizio Vespa, di Torino amo che…

« A causa dei lavori per una piccola ristrutturazione, sono rimasto fuori casa per qualche giorno. Non volendo ripiegare su amici, parenti o alberghi, ho deciso di fare una vacanza nella mia città e di trovare un appoggio temporaneo tramite Airbnb. Avevo già ho usato quest’applicazione, ma ovviamente sempre per altre destinazioni, non certo per soggiornare nel posto in cui sono nato. A furia di cercare ho notato una cosa curiosa: sotto la Mole è pieno di mansarde, a occhio più che in altre città. Ne ho scelta una nel Quadrilatero Romano di fronte al MAO, molto confortevole, completamente riammodernata e con alcuni tocchi di design. Ho preso una mansarda perché mi piaceva l’idea di stare sui tetti e perché lo sguardo dall’alto serve sempre a spostare un po’ il proprio punto di vista. Alloggiato quassù, dove il silenzio è stato interrotto solo dal tubare dei piccioni al mattino, dalle campane delle chiese e dal ticchettio della pioggia sui velux, la sensazione è stata di galleggiare in una bolla spazio temporale. Sotto queste travi nei secoli scorsi è transitata tanta miseria prima e i volti delle diverse migrazioni poi, la vie de bohème proletaria cantata da Gipo Farassino e infine la riqualificazione, la sharing economy, il turismo. Insomma, con l’andar del tempo, l’alto e il basso si sono in parte invertiti come con fatica hanno fatto gli stessi torinesi. Dobbiamo solo ancora aspettare che gli stranieri, guardando Torino col naso all’insù, inizino a passare dall’immancabile “such a beautiful architecture!”al meno frequente “such a beautiful people!”. A quel punto sì, la trasformazione della città sarà compiuta».


Gabriele Ferraris, di Torino odio che…

«Quello che non mi piace di Torino è la sua attitudine: i Torinesi di oggi mi sembrano i nobili decaduti dei romanzi picareschi spagnoli, che non hanno più nulla se non il loro orgoglio. Però, l’orgoglio, senza qualcosa che ne giustifichi l’esistenza, è semplice spocchia. Non è vero, come tutti continuano a ripetere, che ci hanno portato via tutto: siamo noi ad aver buttato via tutto, per noncuranza, per cecità e per ristrettezza di vedute. Questa città non solo non ha saputo valorizzare le proprie risorse e le proprie intelligenze, ma anzi le ha respinte insieme a chiunque avesse un pensiero differente. Per anni, in tutti i campi, abbiamo assistito all’espulsione delle spighe più alte del campo, nel nome di un’egualità che a me è sempre sembrata più una paura del migliore. Per questo oggi non si sta più progettando nulla, non si sta più guardando al futuro, e ci si limita a raccogliere gli ultimi frutti di ciò che è stato seminato ormai trent’anni fa: oggi si naviga a vista, e per di più lo si fa con gli occhi bendati».


di Valentina Dirindin

foto Francesca Cirilli per il Circolo dei Lettori

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