Cristina d’Avena: l’amica dei bambini (da sempre)

Da bambina posso affermare con certezza di aver fermamente creduto, come tutti i bambini, in tre cose sicure: Babbo Natale, il bacino della mamma che fa guarire dalla bua e la bontà d’animo di Cristina d’Avena.
Venire a patti con il superamento dell’infanzia, per la maggior parte delle persone, significa smettere di credere in almeno due su tre di queste cose. La terza, Cristina d’Avena, rimane lì salda, una delle poche sicurezze della vita, quantomeno della mia. Me ne sono accorta oggi, intervistandola, emozionandomi come poche volte prima durante un’intervista.
Perché io me lo ricordo, quando volevo andare al concerto di Cristina d’Avena, e non ero riuscita a farlo (per i miei genitori ero ancora troppo piccola) ma la mia amichetta di scuola Sara ci era andata, e aveva pure portato a casa un autografo.
Ma Cristina d’Avena è magica, e come tutte le fatine magiche delle storie ti insegna che bisogna saper aspettare il proprio momento per essere felici e indossare la scarpetta di cristallo che farà capitolare il principe azzurro. Per me, quel momento è arrivato oggi, durante l’intervista che a breve leggerete, quando Cristina d’Avena ha intonato, appositamente per me, “La nave Gelsomina”, una canzone dello Zecchino d’Oro di ennemila anni fa che le è venuta in mente quando ha sentito il mio cognome. “Ma come, ti chiami Dirindin? Ma l’hai mai ascoltata la canzone che fa “La nave Gelsomina, dirindirindina”…” e via a cantare, sorridendo come una bambina, o come una fatina buona delle favole.

Insomma, Cristina d’Avena è davvero così, come una che ha vissuto la sua intera vita fianco a fianco con i cartoni animati. Come una che è diventata l’idolo di un pubblico numerosissimo, una generazione dopo l’altra. Su, forza, fatemi dei nomi di cantanti rimasti così tanto nel cuore vostro e dei vostri figli. J Ax, forse, nel caso siate super pop. I Queen, può essere, nel caso abbiate educato la vostra prole ad ascoltare dell’ottima musica.

Va bene, ma nessuno di loro è in grado di farvi emozionare come Cristina d’Avena, ne siamo sicuri.
E nessuno di loro ha all’attivo duecentosei (206!) tra raccolte e album pubblicati, singoli esclusi (“Anche io, quando vedo quei numeri, mi spavento”, dice Cristina). Di quei duecentosei album, almeno una trentina sono ancora nella mia cameretta di bambina, in versione LP, e mentre parlo con Cristina d’Avena mi chiedo come caspita sia possibile, visto che lei è ancora bella e giovane come quando ero piccola. Eppure, fra le tante cose, non me la sento di chiederle se ha le chiavi della macchina del tempo: forse glielo chiederò quando andrò (con i miei figli, ovviamente) alle celebrazioni natalizie di Leolandia, parco dei divertimenti per famiglie a Capriate San Gervasio, in provincia di Bergamo, dove Cristina d’Avena è spesso protagonista con i suoi live. Lo è stata ad Halloween, lo sarà di nuovo a Natale. D’altronde, il suo pubblico la aspetta.

Parliamo della sua collaborazione con Leolandia: ai suoi concerti partecipano più volentieri i bambini o i genitori?

“Tutti quanti, davvero! A Leolandia facciamo, ormai da quattro anni, una sorta di spettacolo – gioco, dove tutto il pubblico canta con me le mie canzoni. Io sono la guest star, e intorno ho un gruppo di ballerini che fanno coreografie meravigliose, ma non è un semplice concerto: il pubblico partecipa attivamente, interagisce, e la vera magia è proprio vedere come lo facciano sia i bambini che i genitori!”

Come si fa a parlare con generazioni così diverse di bambini?

“Basta rimanere al passo con i tempi, essere attenti e capire come si sta evolvendo il mondo. Per capire i bambini, in fondo, ieri come oggi bisogna cercare di essere un po’ come loro, ascoltarli e magari anche parlare come loro. Mi piace essere vicina ai bambini, cerco di immedesimarmi in loro e di capire le loro esigenze, da sempre”.

I bambini di oggi sono gli stessi degli anni Ottanta?
“No, sarei ingenua a dirlo. I bambini oggi sono più veloci di noi, attentissimi e a volte sono fin troppo svegli. Noi eravamo molto più lenti, vivevamo più nel nostro mondo dei sogni: i bambini oggi vogliono avere tutto subito, raggiungere i loro obiettivi. Ecco: credo che sia cambiata soprattutto la velocità, sia di espressione che di concetto”.

E i cartoni animati, come sono cambiati?
“Anche loro si sono velocizzati! Il contenuto rimane lo stesso, ma i cartoni di oggi vanno a un ritmo diverso, tanto che io ogni tanto mi perdo”.

Qual è il suo preferito di prima, di allora e quello di sempre?

“Da piccolina ero pazza per i cartoni della Disney, li avrò visti tutti un miliardo di volte, da Biancaneve a Cenerentola, alla Carica dei 101. Prediligevo le principesse e le storie d’amore, e così è stato anche quando sono cresciuta, con il mio Kiss Me Licia. Poi c’è stata Sailor Moon. Su quelli di oggi sono un po’ più in difficoltà, perché li conosco un po’ meno”.

Ci sono adulti che vogliono farsi un selfie con lei?
“Tantissimi! Ci sono anche tanti adulti che fanno andare avanti i bambini per una foro, però poi la vogliono anche loro, e così dobbiamo fare una tripla foto! Le “Leocode” diventano lunghe chilometri perché ognuno alla fine deve fare tre foto: il bambino da solo con me, una foto con tutta la famiglia e alla fine una foto anche con i genitori!”

Cosa le dicono, di solito?
“Che mi amano e che sono cresciuti con le mie canzoni. Ma la cosa più bella è che
si divertono e tornano a casa felici, dopo che hanno vissuto una giornata nel contesto del parco, con le giostre e tutto il resto, per poi avere una botta finale di emozioni con il mio concerto”.

E i bambini? Qual è il complimento più bello che le abbiano fatto?
“Sei bellissima, ti voglio tanto bene, sei la mia cantante preferita”.

Ha mai pensato a una carriera da cantante “diversa”?

“Mah, la verità è che se volessi potrei farlo anche oggi, ma non ho mai sentito l’esigenza, canto talmente tante sigle e ho fatto talmente tanti album che non ne ho mai sentito la necessità di cambiare la mia carriera”.

In un mondo, come quello dello star system, con un grande ricambio generazionale, ha mai avuto la sensazione che qualcuno volesse farla fuori?

“Sicuramente ci avranno provato, soprattutto nei primi anni di carriera, ma alla fine come vedi io sono ancora qua! Non ho fatto tanto, ho sempre solo cantato, non ho mai pestato i piedi a nessuno, ho cercato di andare dritta per la mia strada, con umiltà e dedizione”.

E qual è stato il suo segreto per rimanere sulla cresta dell’onda?
“Di sicuro essere se stessi e non cambiare mai. Io non ho mai indossato maschere e forse questo il pubblico lo ha recepito: sono sempre stata la vicina di casa, l’amica dei bambini e degli adulti”.

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