Bambini: No alle sculacciate

di Davide Fantino

Vi è mai capitato di ricorrere, o di pensare farlo, alla sculacciata per calmare un bambino troppo ribelle, che sta esagerando con i capricci, che non vuole proprio saperne di obbedire? Sappiate che è perfettamente inutile.

Anzi, oltre a non portare ad una soluzione, è probabile che la punizione fisica acuisca il malessere dei piccoli, dando sfogo a comportamenti duraturi ben peggiori. L’Unicef ha svolto sul tema una ricerca di proporzioni mondiali, coinvolgendo un campione di 160mila bambini nel corso di mezzo secolo. I risultati hanno messo in luce dati preoccupanti sotto un doppio punto di vista: a livello di metodo educativo ben l’80% dei genitori si è servito delle sculacciate; a livello di risultati, la scelta del metodo punitivi con scopi formativi ha ottenuto effet completamente opposti a quelli teoricamente desiderati. È infatti emerso che i bambini sculacciati sono più stimolati alla competizione con mamma e papà: li sfidano anziché accettare la loro autorità, esercitata attraverso l’atto intimidatorio e punitivo, e inoltre sviluppano frequentemente comportamenti anti sociali e aggressivi. Nei casi più gravi si possono anche creare i presupposti di problemi mentali o disturbi cognitivi. Oltretutto, i bambini che sono vittime di comportamenti punitivi, tendono maggiormente a esercitare a loro volta forme di violenza verso gli altri, che non si limitano alla sculacciata.

Come comportarsi allora quando i capricci raggiungono livelli che possono indurre atrovare sensato il ricorso alla vecchia, e inutile, sculacciata? Per evitare i capricci è importante che all’interno della relazione tra genitori e figli ci siano poche regole, chiare e semplici, in modo che vi si possa sempre far riferimento per spiegare determinati “No”.

Per i bambini più piccoli che nei primi anni di vita “provano” ad esercitare il comando come fase di sviluppo, è spesso più efficace imporre la “soluzione” del conflitto, ad esempio riprendere un oggetto che il bambino trattiene nonostante il richiamo: sarà lui ad associare al vostro gesto la spiegazione più appropriata, anche se non ne sarà immediatamente soddisfatto… Quando il bambino è più grande, avrà bisogno proprio delle regole, e anche i genitori, per dirimere la maggior parte delle questioni. Il loro rispetto sarà facilitato dalla loro chiarezza e da un approccio positivo che non sottolinei la punizione in caso di non rispetto, ma che lo faccia piuttosto ragionare sulla gratificazione che lo aspetta successivamente, in caso di osservanza della regola stessa.

Quando le regole non bastano, il primo consiglio è di ignorare il capriccio. Il non intervento è spesso la risposta più adeguata, perché non carica di ulteriore tensione la situazione. Far sbollire da solo il bambino lo aiuterà: si accorgerà di non aver ottenuto alcun risultato con il suo comportamento, nemmeno quello di irritare i genitori. Altrettanto inutile in certe situazioni è urlare. Aggiungere il proprio tono di voce alterato a quello dei figli servirà soltanto a caricare di ulteriore tensione l’atmosfera e prolungherà nel tempo la durata del conflitto. Sarà molto più efficace utilizzare un modo di fare deciso, senza mostrare stati di alterazione emotiva, e utilizzare un tono sicuro e determinato.

A proposito di determinazione: cambiare opinione su una richiesta, o non essere d’accordo tra genitori fornendo due risposte diverse, è molto pericoloso. Una volta che si è deciso di non dare seguito a determinate richieste, non bisogna cambiare idea. Ugualmente dannoso è cercare di compensare immediatamente lo scontento dei figli con consolazioni materiali di altro tipo: si darà l’impressione di volersi far perdonare per il precedente rifiuto.

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