Sei forte, Mara

C’è una signora dello spettacolo italiano che in uno spot televisivo e radiofonico annuncia serenamente per esigenze di copione la propria età e che non nasconde in nessun modo durante le dirette tv la sua allergia all’inglese, scritto, parlato e pure ascoltato. È la stessa che nella sua lunga carriera di produttrice ha intuito il talento selvaggio e rock di Gianna Nannini nonostante fosse la prima a non essere pienamente soddisfatta dei suoi primi album e che, per non bruciarne prematuramente il talento, consigliò a un giovanissimo Tiziano Ferro di non presentarsi a Sanremo Giovani.

La storia ha dato ragione a Mara Maionchi in queste e tante altre situazioni e quell’intuito affinato in decenni di attività all’interno di etichette discografiche al fianco dei più grandi artisti italiani, è dal 2008 al servizio del talent musicale X Factor. Dopo le prime quattro edizioni, è tornata nel 2017 al tavolo dei giudici portando alla vittoria il tenore Lorenzo Licitra. E anche quest’anno, per l’edizione numero 12, ha dimostrato il suo straordinario fiuto per i talenti, con la vittoria del rapper/cantautore Anastasio.

Anastasio, una conquista fatta poco a poco

“Anastasio Sei forte. E devo dire che hai quella bravura che un po’ mi irrita. Questo di solito è un buon segno”, aveva detto Mara al concorrente napoletano durante le audizioni.
Anastasio, alla fine, è riuscito a toccare il suo cuore, ma per arrivarci ha fatto un giro largo passando prima dal suscitare anche una certa irritazione per un modo di rappare e scrivere versi che Mara intuiva potente quanto disturbante. Già in conferenza stampa aveva spiegato con estrema semplicità i criteri che l’avevano portata alla scelta del proprio team: “Sono quelli che mi sono piaciuti di più. Ma bisogna essere cauti, sono estremamente maturi nonostante la giovane età, e sanno quello che vogliono. Quindi spero che lo raggiungano anche per la gloria del loro giudice. Ahahah”.

“Un Sì in un momento sbagliato può essere più dannoso di un No motivato!”

Forse uno dei modi per spiegare il personaggio della Maionchi è raccontare il momento in cui durante i casting con la voce rotta dal pianto motivò il suo “No” a un concorrente da lei giudicato ancora acerbo come una forma di tutela per il suo futuro. Sotto la scorza di dura e cruda, si nasconde un animo molto attento a non “far danni”, come dice lei a giovani di tante speranze ma spesso di poca esperienza, Tiziano Ferro insegna. “È molto difficile valutare un’artista durante una performance di due minuti – racconta – Personalmente vado alla ricerca di qualcosa che colpisca la mia immaginazione, che sia una timbrica, la scelta di una canzone, il modo di cantare”.
“Perché non vi siete chiamate I Cavalli anziché The Noiserz? ‘Sta cosa dell’inglese comincia a starmi sui c******i!”
Senza giri di parole, cerca ogni anno di difendere la musica italiana e si irrita a morte per alcune scelte esterofile. Al malcapitato gruppo contro cui si scagliò per il nome anglofono spiegò poi meglio il suo pensiero: “Noi dobbiamo prima sopravvivere qui e poi tentare di fare qualcosa all’estero. La globalizzazione nella musica ci ha fatto fallire!”. E nella presentazione dell’edizione 2018 del programma, ha spiegato ancora meglio il suo pensiero: Scrivere in inglese è più semplice. L’italiano è una lingua piana e comporta una certa attitudine più melodica nella canzone e quindi qualcuno che ha l’ambizione di essere più moderno e ritmico scrive in inglese”.
“Cantare io? Mai, meglio per tutti anche se quella volta…”
In italiano o inglese che sia, il canto non rientra certamente tra i suoi talenti. “Sono proprio una pippa”, anche se una volta è avvenuto il miracolo: “Ho doppiato la vecchia del film Coco, ed è stata una fortuna perché finalmente c’era una più vecchia di me. Nell’occasione canto una canzone insieme a mio nipotino e quella devo dire, stranamente, miracolosamente è venuta bene”. Potere dell’amore.

Consigli di vita by Mara

“Se pensi di non aver bisogno di nessuno, ripensaci”. Uno dei cinque consigli per somari di razza contenuto nel libro pubblicato da poche settimane per Longanesi, insieme con Rudy Zerbi, “Se non sbagli non sai che ti perdi. 13 consigli per chi non vuole smettere di sognare“, è di non pensare di potercela fare sempre da solo. Gli altri quattro sono: permettiti di andare per tentativi, la strada dal talento al successo passa dal duro lavoro, serve tempo, sbagliare significa averci provato.
Nella presentazione del manuale c’è un illuminante racconto di come va il mondo secondo il Maionchi-pensiero: “Ci sono due tipi di persone: i purosangue e i somari. I purosangue hanno quel qualcosa in più che li fa brillare, sono fenomeni che non passeranno mai inosservati. Ma sono anche pochi, pochissimi. E non sempre il loro essere unici li aiuta. E tutti gli altri? Ovvio, somari: bravini, non ottimi. Carini, non belli. Quelli che si devono fare il mazzo da mattina a sera per dimostrarlo. Gente normale, come noi, come te. Perché sì, dai, anche tu sei un somaro… dovresti esserne fiero, come lo siamo noi. Perché i somari non mollano mai. Conoscono la fatica della salita. E alla fine ce la fanno ad arrivare in cima. Perché anche i somari possono lasciare il segno. Non saranno mai cavalli di razza ma sanno dimostrare, con impegno e tanto, tanto lavoro, che tutto è possibile… Andrà tutto bene. Parola di somari”. Ecco la conclusione che racconta molto del personaggio: tanto lavoro, approccio umile, perseveranza, durezza e molta ironia.

DI DAVIDE FANTINO

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