Festival dell’Espressionismo: Torino celebra l’arte

Un mese di appuntamenti dedicati a uno dei movimenti artistici più importanti della contemporaneità: torna a Torino il Festival dell’Espressionismo, che dal 22 febbraio al 29 marzo proporrà 24 appuntamenti, molti dei quali gratuiti, dedicati al tema.

Una corrente di pensiero che, nel 1916, lo scrittore viennese Bahr descriveva così: «L’arte, dal buio profondo, urla aiuto, urla per lo spirito: questo è Espressionismo». Torino, come ogni anno, accoglie quell’urlo e lo racconta al pubblico, attraverso diverse espressioni artistiche.

La musica, innanzitutto, con due importanti serate sinfoniche: la prima, con l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, propone un pezzo che anticipa le istanze espressioniste, il poema sinfonico Pelleas und Melisande di Schönberg; la seconda, con l’Orchestra del Teatro Regio, propone una composizione che si poggia sull’eredità espressionista, il Concerto per orchestra di Béla Bartók.

Ma anche il cinema: sette saranno le proiezioni cinematografiche a cura del Museo Nazionale del Cinema e del Goethe Institut Turin, che percorreranno la storia del cinema tedesco degli anni Venti.

C’è poi in cartellone uno spettacolo che unisce tantissime forme d’arte, proprio a rappresentare quel carattere eclettico tipico dell’Espressionismo, inteso come libertà di espressione della creatività dell’artista. Si tratta di un appuntamento gratuito (fino a esaurimento posti) in programma domenica 24 febbraio al Teatro Vittoria di Torino.

“Viaggio al termine delle note” (questo il titolo dello spettacolo) è un omaggio trasversale alla figura di Arnold Schönberg, compositore musicale di grandissimo talento e figura cardine dell’Espressionismo. Sul palco conviveranno diverse forme artistiche: c’è la musica, curata da Giorgio Li Calzi (ed eseguita da un gruppo di celebri esecutori d’archi); c’è la recitazione, con un inedito Cristiano Godano dei Marlene Kuntz; c’è la letteratura, con Tiziano Scarpa, dieci anni dopo la sua vittoria al Premio Strega. E ci sono le arti visive, naturalmente, immaginate da Alessandra Morra, regista e ideatrice dello spettacolo, (nonché direttrice artistica di InPoetica, Festival Trasversale delle arti) con un allestimento che è un omaggio all’opera di Schönberg (che era anche un pittore) “Lo sguardo rosso” (in foto). A raccontare il senso profondo dell’espressionismo, inteso come libertà di esprimere la propria creazione artistica, ci sarà sul palco il professore di arte contemporanea Fabriano Fabbri, quasi una voce narrante.

Uno spettacolo che appare complesso, quantomeno per il tema trattato e per la quantità di elementi che interagiscono sul palco. Una complessità che però è solo formale: il tentativo, infatti, è proprio quello di rivolgersi a un pubblico universale, con un linguaggio che sia comprensibile a tutti, quello dell’arte.

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