La Pina: i miei consigli per non essere tutte sbagliate

Al Circolo dei Lettori di Torino abbiamo incontrato la deejay con un passato da rapper Orsola Branzi, in arte La Pina, che ci ha spiegato cosa non fare per trovare un fidanzato.

Quando nel 2013 La Pina si è sposata con il suo Emiliano Pepe (con cui l’anno dopo ha partecipato in coppia a un’esilarante edizione di Pechino Express), mi ha lasciata senza parole.
Non era tanto il suo encomiabile, entusiasta e costante impegno alla causa LGBT ad avermi fatto credere che lei quel “sì” non l’avrebbe mai detto, quanto il suo mood da eterna ragazza delle scelte sbagliate, quella in cui tutte noi a un certo punto della vita ci riconosciamo. Quel mood che ha indubbiamente contribuito ad accrescere la community di Pinocchio, il programma radiofonico che dal 2001 La Pina conduce insieme a Diego Passoni (e alla Vale) su Radio Deejay. Se amiamo tanto La Pina è perché in fondo anche lei è “Tutta Sbagliata” (così si chiama il suo blog), esattamente come noi.

Insomma, quel matrimonio lì, quella storia d’amore tutta risate e cuoricini, in fondo è stato un po’ un colpo basso, un tradimento. Come quando in un gruppo di preadolescenti bruttine all’improvviso a una di loro cresce una terza di reggiseno. Non si fa, cara Pina, per rispetto di chi è ancora lì a sbattere la testa contro il muro dopo un appuntamento al buio andato malissimo.

Ma il fatto è che La Pina è simpatica. Lo è davvero. È solare, è coinvolgente, è capace di farsi voler bene, e anche di farsi perdonare e farci passare l’invidia un po’ maligna per una vita piena d’amore. Per quello, quando ha presentato al suo pubblico Emiliano Pepe, lo abbiamo subito adorato tutti quanti. Ora, dall’alto di una vita di coppia felice, La Pina non ci fa la morale, ma due dritte ha deciso di darcele. Non tanto su cosa fare, ma su cosa non fare: un decalogo di ragazze e di scelte sbagliate, sbagliatissime, raccolto insieme all’amico Federico Giunta nel libro “Cosa non farei per trovare un fidanzato” (ed. Vallardi).

La Pina è venuta a presentare il libro (il quarto della sua carriera) al Circolo dei Lettori di Torino, e lì l’abbiamo incontrata per farci raccontare da lei cosa dobbiamo smettere di fare per essere felici.

Come nasce questo libro?
“È un progetto che parte da un dato di fatto: noi ragazze, arrivate a una certa età, complice l’orologio biologico, abbiamo tutte una certa premura di accasarci. E la premura, si sa, non è proprio la migliore consigliera. Ecco, con Federico abbiamo deciso di osservare certi comportamenti, per capire cosa ci fosse di sbagliato”.

Come si fa a dare i consigli giusti, in casi come questo?
“Non serve essere persone navigate (in certi campi nessuno può esserlo davvero), basta essere sinceri. Io e Federico ci siamo un po’ messi nei panni di quei rari (e spesso inascoltati) amici che dicono la verità. Generalmente quando si è innamorati si è poco obiettivi, e c’è bisogno di qualcuno che senza troppi giri di parole e senza indorare la pillola ci dice le cose come stanno.”

Suona come una cosa tipicamente femminile…
“Certo che lo è! Soprattutto per noi donne l’innamoramento è uno spaccabussola di quelli seri, e a volte le amiche non hanno il coraggio di affrontarci a muso duro. Manca la solidarietà vera: le donne fanno capannello intorno, ma è più un’associazione a delinquere che un punto di vista obiettivo.”

Ma perché noi donne siamo così? Siamo davvero tutte sbagliate?
“Be’, intanto è anche un grande dono, perché quei livelli di abbandono della decenza in realtà sono anche fonte di grande ironia e di grande esperienza. Quanto alle amiche non obiettive probabilmente il motivo è che sperano che quando sarà il loro turno di delirare le altre diano loro sempre ragione.”

Come è stato accolto il libro?
“Ci scrivono tante ragazze: l’effetto principale pare sia quello di ridere tantissimo, soprattutto perché chi lo legge si ritrova in una o in tutte le ragazze che abbiamo raccontato. E poi c’è anche la parte di riflessione, che viene di conseguenza.”

Il suo sembra davvero un matrimonio riuscito. Qual è il segreto di una relazione felice?
“È quello di non proiettare sull’altro l’idea che tu vuoi avere di lui, che è una cosa abbastanza femminile. Farsi un’idea di quella che dovrebbe essere la propria felicità accanto a un’altra persona ha il rischio di immaginare l’altro secondo le proprie necessità. Però l’altra persona magari ha obiettivi e visioni diverse, sia personali che nei confronti della relazione. Bisogna osservare e ascoltare l’altro, e poi confrontarsi, perché non bisogna rinunciare alla propria visione, ma se quella diventa predominante poi è uno stare da soli con vicino qualcuno che interpreta un ruolo che gli viene assegnato, e poi a un certo punto giustamente smette.

E invece qual è l’errore tipicamente maschile?
“Credo sia quello di pensare che davvero le donne vogliano solo sposarsi e fare dei figli. Però io onestamente non so mettermi troppo nei panni degli uomini: posso mettermi comodamente in quello delle femmine, ma non mi sento così pronta a esporre il punto di vista maschile. Anche perché in realtà ho cercato di evitarlo: è una cosa sbagliata che facciamo noi donne, fare dell’elenco degli errori dei nostri uomini la colonna sonora della nostra vita. Forse conviene cominciare a pensare a cosa non fare dal punto di vista femminile, no?”

Parliamo di lavoro: lei sembra aver trovato quello dei suoi sogni…
“Si, è così. Sono felice che si veda e si senta. È un lavoro che cambia tutti i giorni, che mi mantiene curiosa. Adoro interagire con il mio pubblico, che mi mantiene attiva e sveglia. Non so se sia il lavoro perfetto per tutti (c’è chi ha la passione per la matematica, chi per la radio…) di sicuro è quello perfetto per me.”

Tatuata, rapper, senza peli sulla lingua: lei ha l’immagine di una donna alternativa, ma contemporaneamente sa essere anche molto pop. Chi è veramente La Pina?
“Io sono una casalinga ossessiva. Che poi non credo che siano i tatuaggi a fare le persone alternative. Ho una grande passione per il pop inteso come popolare e condiviso, perché nella condivisione trovo tanto compiacimento. Non cerco cose strane o diverse, mi piace sguazzare nella norma perché in fondo credo sia la cosa più alternativa che c’è.”

Conosce Torino? Che rapporto ha con la città?
“A Torino voglio un sacco di bene, ci ho passato tanti anni quando facevo l’hip hop. La mia socia rapper, Sab Sista, stava a Nichelino, quindi frequentavo molto le periferie della città, che erano molto attive da un punto di vista musicale. Sono molto legata a Torino, proprio perché l’associo a un periodo della vita in cui facevo una cosa che amavo, la musica.”

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