Millenials & ambiente: il futuro lo scriviamo noi

di Davide Fantino

Sono anni di veloci ascese e rapidi tramonti di miti passeggeri, che rimangono spesso vittime di un vortice di esaltazione e distruzione tipico degli strumenti di comunicazione e condivisione più (ab)usati. Tre ragazze, però, stanno portando avanti un percorso ancora acerbo, ma che fa ben sperare, che non vuole portare benefici solo a loro, ma ma che intende cambiare il clima, in un caso in senso letterale, del Pianeta.

Billie Eilish – Il pop irruente
Una bella definizione di Rolling Stone racconta della “sinistra irruenza” che caratterizza l’arte di Billie Eilish. Giovane, giovanissima, è il primo artista nato negli anni 2000 ad avere un album numero uno nelle charts americane e la più giovane donna ad aver conquistato il vertice delle classifiche nel Regno Unito. Il boom lo raggiunge appena quindicenne dopo aver pubblicato una canzone su Souncloud: l’immediato successo attira l’attenzione dell’etichetta Interscope Records. Dopo un diversi singoli, ha pubblicato a marzo 2019
suo primo album “When We All Fall Asleep, Where Do We Go?”, con il singolo di successo “Bad Guy”, scritto, prodotto e registrato insieme con il fratello Finneas, anche lui musicista. Diciotto anni il prossimo dicembre, Billie è nata in una famiglia di artisti: vegana convinta, piace per quell’inquietudine contenuta nelle sue canzoni che generano atmosfere da incubo ma che sono accompagnate da una voce deliziosa e da testi atipici, dal forte impatto visivo. È amata anche agli adulti, non fosse per quella sua dichiarazione perentoria sull’uso delle droghe, «Mai presa una, mi fanno schifo», e per la schiettezza con cui racconta la sua vita, compresa la Sindrome di Tourette che la costringe a convivere con tic motori frequenti Secondo il magazine culto inglese New Musical Express ha rivitalizzato il pop, per Dave Grohl dei Foo Fighters ha addirittura spostato la data in cui il rock scomparirà dal nostro pianeta. Una bella responsabilità per Billie Eilish.

Greta Thunberg – No Planet B
La conferenza sul clima tenutasi a Katowice in Polonia a fine 2018 ha segnato un punto focale nella difesa del clima sul nostro Pianeta. Non tanto per gli accordi presi, ritenuti da molti insoddisfacenti, quanto per la definitiva presa in carica da parte delle generazioni più giovani di un impegno che vuole contrastare l’ottusità di chi ha portato a scenari apocalittici il mondo in cui viviamo. Per loro ha parlato Greta Thunberg, la giovanissima ragazza svedese classe 2003, diventata un riferimento per ragazzi di tutto il pianeta e per il movimento Fridays For Future. Dalla sala dove erano riuniti i rappresentanti di quasi 200 Paesi ha raccontato la cruda realtà: «Ho imparato che non si è mai troppo piccoli per fare la differenza. Se alcuni ragazzi decidono di manifestare dopo la scuola, immaginate cosa potremmo fare tutti insieme se solo lo volessimo veramente. Per fare tutto questo dobbiamo parlare chiaramente, non importa quanto possa risultare scomodo. Se avrò dei bambini un giorno è possibile che mi facciano domande su di voi. Mi chiederanno come mai non avete fatto niente quando era ancora il tempo di agire. Voi dite di amare i vostri figli sopra ogni cosa, ma state rubando loro il futuro davanti agli occhi». Non c’è un Pianeta B su cui andare ad abitare e a prescindere da tutto, le questioni che Greta ha portato alla luce dovrebbero essere in cima all’agenda di tut governi: tra i primi segnali di consapevolezza livello politico, il Parlamento del Regno Unito ha dichiarato l’emergenza climatica.

Joana Baptista – L’alternativa poss
«Basta pensare esclusivamente al ritorno economico, dobbiamo anche ragionare sull’impatto delle scelte che prendiamo sulle comunità». Essere imprenditrice non è facile, farlo a 17 anni ancora meno, a meno che non abbiano l’entusiasmo e le intuizioni di Joana Baptista, fondatrice di tre startup, un tech podcast e una rivista di economia. Ha anche un ente di beneficenza “She Dot” con cui si è prefissata l’obiettivo di colmare il divario socio-economico che affrontano le ragazze che intraprendono carriere tradizionalmente appannaggio degli uomini. A tal proposito ha le idee chiarissime: “Ho sempre pensato che ci voglia un certo insieme di caratteristiche per essere in grado di sfidare un settore orientato al maschile. Nonostante questo, nessuna donna dovrebbe rinunciare a far parte di un’industria con numeri maschili più alti rispetto a noi. Non ho mai avuto timore di esprimere le mie opinioni e non mi manca di certo la fiducia in una stanza di uomini. Inoltre, personalmente vivo in un ambiente in cui sento che sto dimostrando che le persone si sbagliano su questo argomento: tuttavia è importante che tutti si sentano apprezzati e che abbiano la stessa possibilità e diritto di parola. In qualsiasi settore a guida maschile, avrei bisogno di sapere che posso portare avanti le mie opinioni senza timore di giudizio e nella consapevolezza che le mie opinioni sono rispettate e prese in considerazione a prescindere dal sesso, dalla razza, dal background culturale”. I suoi discorsi alle Ted Conference e in le altre occasioni pubbliche sono già un punto di riferimento pe tante giovani donne nel mondo.

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