Vivere (quasi) senza rifiuti

Zero Waste è la rete italiana di chi ha scelto di ridurre il proprio impatto ambientale e vivere in maniera sostenibile

Trenta ragazze, convinte che i grandi cambiamenti partano dai piccoli gesti, hanno creato nel 2017 una comunità che oggi conta 150 iscritti alla newsletter e quasi 900 membri del gruppo Facebook. Si chiama Zero Waste (senza rifiuti) e ha come obiettivo quello di “fornire consigli, suggerimenti e risorse per chi vuole ridurre il proprio impatto ambientale, produrre meno rifiuti e vivere in maniera più sostenibile”. Abbiamo parlato con le fondatrici della rete per farci raccontare la loro storia.

Chi ha fondato la rete Zero waste?

«Le fondatrici della Rete sono più di 30 ragazze, provenienti da tutta Italia. Tutto è iniziato da un post di instagram di Francesca (@ilbeautysauro) che invitava le zero wasters italiane a farsi avanti per creare una comunità italiana, sullo stile del movimento 1millionwomen australiano. Da qui abbiamo iniziato a sentirci via chat per discutere le diverse alternative zerowaste, le esperienze a livello locale, etc. In poco tempo il gruppo è cresciuto e ci siamo rese conto che le nostre conversazioni potevano essere utili ed ispirare altre persone. Abbiamo quindi iniziato a lavorare all’idea di un sito italiano, per creare uno spazio in cui ognuno potesse condividere la propria esperienza, dare e ricevere consigli soprattutto sulle realtà locali. Così abbiamo deciso di di fondare la Rete e lanciare il sito www.retezerowaste.it e il gruppo Facebook “Rete Zero Waste”».

Quali sono gli obiettivi della Rete?

«Il nostro obiettivo principale è sicuramente quello di fornire consigli, suggerimenti e risorse per chi vuole ridurre il proprio impatto ambientale e produrre meno rifiuti. La raccolta differenziata può essere un buon punto di partenza, ma non è la soluzione. Grazie a esperte nel settore, cerchiamo di diffondere articoli di carattere scientifico che siano accessibili a tutti, per far comprendere a pieno le motivazioni dietro a determinate scelte. Vorremmo diffondere l’idea che ridurre la produzione di rifiuti in realtà può essere alla portata di tutti. Certo non è tutto rose e fiori: si tratta nel complesso di un cambiamento drastico del proprio stile di vita, ma ci si può arrivare facendo piccoli e semplici passi».

Da quante persone è formata?

«Al momento circa 40 persone portano avanti progetti in maniera attiva a nome della Rete, ma in realtà è formata da tutti coloro che si sono iscritti al gruppo Facebook e che stanno facendo, anche in piccolo, uno sforzo per ridurre i rifiuti».

Abitando in città diverse come vi organizzate?

«Interagiamo principalmente online. In città come Roma, Napoli e Milano, dove si trovano molte di noi, abbiamo l’occasione di incontrarci periodicamente, per parlare dei nostri percorsi zero waste e organizzare eventi di sensibilizzazione».

Si può davvero vivere senza rifiuti?

«Vivere senza produrre alcun rifiuto al giorno d’oggi sarebbe molto difficile, se non impossibile. Tuttavia è possibile ridurre i propri rifiuti di molto imparando a fare scelte migliori, diminuendo gli sprechi ed evitando ciò che non è necessario».

È difficile “sposare” questo stile di vita?

«Lo Zero Waste non è difficile se si è disposti a cambiare. In realtà molti di questi cambiamenti implicano semplificare le proprie abitudini. L’ostacolo principale probabilmente è la paura. La paura di chiedere al mercato di usare i propri contenitori, la paura di chiedere di non usare la cannuccia, la paura di fare richieste fastidiose o strane, ma solitamente superata la paura ci si rende conto che le persone non solo non sono infastidite, ma spesso sono curiose ed affascinate da questi piccoli cambiamenti».

Che cosa rispondete a chi dice “io non ho tempo”?

«Il percorso zero waste è un percorso lungo, che non avviene né in una notte nè in un mese: si tratta di tanti piccoli cambiamenti ed adattamenti. E per quanto alcuni di questi, come farsi i propri prodotti da soli, possano richiedere più tempo, nella gran parte dei casi in realtà permettono di risparmiarne. Ad esempio, per autoprodursi i cosmetici o i prodotti per le pulizie bastano un paio di ingredienti, e spesso non servono nemmeno vere e proprie ricette».

Quali sono le domande che solitamente vi fanno quando dite che vivete senza rifiuti?

«Le domande più comuni sono “Ma dove trovi il tempo?” e poi “Ma come fai con…?” e poi iniziano ad elencare i vari tipi di prodotti che una persona usa nella vita quotidiana. Chi fa questa domanda rimane spesso sorpreso dal fatto che ci sia un’alternativa per quasi tutto, e dal fatto che l’alternativa spesso sia proprio sotto i nostri occhi (due esempi su tutti: i fazzoletti e tovaglioli di stoffa al posto di quelli di carta)».

Come riutilizzereste questa copia di Shop in the city una volta letta?

«Il giornale potrebbe essere compostato, usato per creare dei contenitori di carta dove far germogliare i semi prima di impiantarli in vaso, usato come carta regalo oppure come imballaggio al posto della carta a bolle nella spedizione di materiale fragile».

di Maria Grazia Belli

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