Odio e Amo Torino: donne che bevono bene

L’autunno sta finendo e, soprattutto in Piemonte, lascia dietro di sé il profumo della vendemmia e quello di vino. Se n’è parlato tanto anche quest’anno, se n’è bevuto (naturalmente) e si è anche vissuto, durante eventi molto belli come Torino Beve Bene, convention sui vini naturali (quelli prodotti senza l’aiuto della chimica). Una manifestazione divertente, buona, sostenibile, organizzata da tre donne del vino: sono loro, in questa puntata (non doppia ma tripla!), a parlarci di Torino, in positivo e in negativo.

Odio Torino perché…
Giulia Graglia
«Come faccio a dire cosa odio di Torino? In realtà io la amo con tutto il cuore, tanto da tornarci con slancio dopo 12 anni a Roma. Però, se proprio mi devo impegnare, una cosa che non mi va a genio c’è: la mancanza di consapevolezza dei Torinesi del patrimonio in mezzo a cui camminano tutti i giorni. Lo so che lo dicono tutti da sempre, ma a me proprio non va giù che Torino non sia fra le città più visitate d’Europa. Guardo il Po, i corsi alberati, i palazzi, penso alle iniziative culturali, artistiche, enogastronomiche. Una simile concentrazione in una città di meno di un milione di abitanti è abbastanza rara. Perché non possiamo vivere di turismo? Ho scoperto solo l’anno scorso che in collina esistono cinquecento ville costruite fra il 1600 e il 1800 anche da grandi architetti del calibro dello Juvarra, di cui i più ignorano l’esistenza. Certo, non sono tutte Villa della Regina, ma poco ci manca. Altro luogo comune: le cose nascono a Torino e poi se ne vanno. C’è sicuramente un fattore energetico, perché Torino è una sorta di portale, che capta le idee universali, le concretizza e poi le diffonde, ma non sarebbe nemmeno male tenere qualcosa per noi e armarci di quell’arroganza così naturale in altre città. Insomma, amo così tanto questa città che arrivo a odiarla perché non sa manifestarsi in tutto il suo potenziale. O forse è meglio così: sarà perché ce la possiamo godere tutta noi?».

Amo Torino perché…
Giada Talpo e Ilaria Liparesi
«Con Torino è stato amore a prima vista, anche se entrambe siamo capitate qua per caso». «Qui ho trovato la danza, l’arte, la musica, il cibo, il vino e il cioccolato!», dice Giada, mentre a Ilaria, quando si è trasferita, è subito saltata all’occhio «la cortesia delle persone e il loro darsi da fare senza mettersi in mostra, e la velata indifferenza alle apparenze». «Amo Torino perché le distanze non sono mai insormontabili e ogni quartiere ha, almeno, un mercato. È concreta, con i piedi per terra, ma visionaria nello stesso tempo. Ti sprona sempre a studiare; qui nulla è dato per scontato», dice Giada. «Amo Torino per la sua dinamicità, capace di rallentare davanti al weekend che si avvicina o a un buon pranzo infrasettimanale tra amici. Amo la torinesità che ha radici miste, in Italia e nel Mondo», completa Ilaria.
E ancora: «Amo Torino perché si concede lentamene e altrettanto lentamente ti seduce.
La potrei amare fino all’eternità se solo avesse il mare, ma si sa…la perfezione non esiste!», dice Giada. «Amo la vicinanza con la natura, che da una parte ti sembra quasi di toccare quelle vette altissime in una giornata di cielo terso, e poi ti giri e c’è la collina, piena di boschi e sentieri a due passi dal centr», ribatte Ilaria.

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