ODIO E AMO TORINO: tatuatrici

Si chiama “Tatoo. Il segno e l’uomo” la mostra torinese che indagherà l’antichissima arte del tatuaggio. Al Mao – Museo di Arte Orientale – da ottobre 2018 a febbraio 2019, l’esposizione metterà in luce i risvolti estetico culturali dei tatuaggi sia nel passato che nella contemporaneità. Un’arte, quella del tatuaggio, che Torino accoglie, sperimenta, professa con grande attivismo, come dimostrano i tantissimi tatoo artists che lavorano in città. Abbiamo chiesto a due di loro, due bravissime artiste del tatuaggio, cosa amano e cosa odiano di questa città.


Gaia Pisani – HardTimes Tatoo. Amo Torino perché…

“Sono tante le cose che amo di Torino. Il suo verde, tra i grandi parchi e la splendida collina, un incredibile polmone a due minuti di macchina dal centro. Le sue piazze, gioielli preziosi dall’atmosfera accogliente in cui ti ritrovi camminando per il centro (piazza Maria Teresa, piazza Carignano, piazza IV Marzo sono le mie preferite). Il suo alone di misticismo, condito dalle tante storie sul presunto potere magico della città, che personalmente riesce a farmi percepire un’energia tutta particolare. Ma soprattutto di questa città amo le atmosfere raccolte del suo centro storico dei suoi quartieri, che sembrano dei piccoli paesi. Per esempio a Vanchiglia, dove lavoro e dove ho vissuto a lungo, si respira l’aria di una piccola comunità, uno spazio davvero a misura d’uomo, dove ci si conosce, dove hai un po’ tutto. È una sorta di micro-borgo all’interno della città, dove non sono ancora arrivate le grandi catene di negozi ma resiste una realtà di piccola imprenditoria di quartiere: a Vanchiglia si cammina tra le botteghe degli artigiani, un po’ come una volta. In particolare, amo Vanchiglia per il suo fermento artistico, con un brulicare di studi grafici, piccole gallerie, realtà creative di diverso genere.”


Elena Borio – Old Knife Tatoo Club. Odio Torino perché…


“Sono qui a pensare e ripensare ma ammetto che a me –torinesissima da generazioni – riesce davvero difficile criticare una città che amo così tanto. Però qualcosina che non mi piace c’è. Non amo molto che Torino sia così abitudinaria, a volte mi piacerebbe un pizzico di intraprendenza in più. Non amo che a volte sembri un grande paese, con quest’aria un po’ da comare chiacchierona. Non amo il fatto che un museo affascinante come il Lombroso rischi la chiusura. Non amo che in una città così verde e piena di parchi ci siano così poche piste ciclabili. E poi, soprattutto, c’è qualcosa che mi manca tanto della Torino di qualche anno fa, e che in effetti odio che non ci sia più. Parlo dei Murazzi, dei Docks Dora, di quella “movida” torinese un po’ underground e tanto ricca che rendeva la nostra città unica in Italia. Pensare che le nuove generazioni non conosceranno quei posti dove si andava a ballare fino al mattino, quell’insieme di locali così diversi uno dall’altro, dove a distanza di pochi metri potevi passare dalla musica elettronica al ballare il latino americano. Ecco, io oggi come oggi non saprei mica dove andare a ballare a Torino. Ci sono le discoteche, che non mi piacciono. C’è San Salvario, che amo, ma non si balla tanto quanto ai Murazzi. Mi sembra davvero che abbiamo perso un po’ di verve…se penso che qualche anno fa in città hanno suonato i Daft Punk gratis mi viene davvero un moto di nostalgia. Oggi, per trovare qualcosa di incredibilmente nuovo, spesso devo andare altrove, ed è un peccato.”

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