Sergio Ricciardone: vi racconto Club to Club

di Valentina Dirindin

Torino, quando si parla di eventi, è una città che vive di stagioni. C’è la primavera, che è la stagione della letteratura, dove tutto ruota intorno al Salone del Libro. C’è l’inverno, che non solo a Torino è il momento del Natale. C’è l’estate, periodo in cui ai Torinesi piace approfittare del clima mite per starsene all’aperto, ed ecco allora che piovono festival e concerti un po’ in ogni spazio praticabile. E c’è l’autunno, che ad anni alterni è dedicato al cibo (vedi alla voce Salone del Gusto) e che invece ogni stagione vede il suo momento culturale dedicato all’arte contemporanea, con la settimana dove Artissima si fa portavoce di un movimento artistico da tempo diffuso in tutta la città. È un movimento che parte da lontano, dagli anni in cui Torino coltivava la sua vocazione più underground, quella fatta di artisti indipendenti e gruppi emergenti che suonavano negli scantinati e che oggi, magari, riempiono i palazzetti o fanno i giudici da X Factor.

Un movimento che magari si è un po’ perso nel tempo, ma che oggi più che mai è resistente, è lì, è radicato nella natura stessa di questa città. E in fondo, anche quando si parla prevalentemente di arti visive, la musica pervade la cultura torinese, sempre. Ed ecco che, anche nella settimana dell’arte contemporanea (la prima di novembre), uno degli appuntamenti più attesi è quello con Club To Club, il festival di musica avant pop nato quasi vent’anni fa, e diventato uno degli appuntamenti di culto a livello internazionale per gli amanti del genere.

In origine, era “solo” un gruppo di locali clou della città che per un weekend si metteva d’accordo e programmava musica elettronica. Con un unico biglietto entravi dove volevi, dall’Hiroshima Mon Amour ad altri luoghi di ritrovo che oggi neanche esistono più. Poi è arrivato il Lingotto, location fantasmagorica per la serata finale, e sono iniziati a piovere i nomi grossi, sempre più grossi: Caribou, Alva noto, Nina Kravitz, Thom Yorke, Aphex Twin. Club to Club è cresciuto, e a oggi è uno degli eventi più importanti e di richiamo dell’intero calendario annuale torinese.

A capo di tutto, fin dalle origini, c’è Sergio Ricciardone, presidente dell’Associazione Culturale Xplosiva (e direttore artistico di Club to Club). Gli abbiamo chiesto di ricordarci come tutto è cominciato, nel lontano 2002, quel periodo pre olimpico in cui Torino, per il resto del mondo, era ancora la grigia città della Fiat. Ma tutto era lì, pronto ad esplodere: i Murazzi, le Olimpiadi, i Subsonica, i Docks Dora, il Movement, il Traffic (che nel 2007 portò in città, in un concerto epico, nientemeno che i Daft Punk) e, naturalmente, anche Club to Club.

Come è nato Club To Club?
“Club To Club è nato nel 2002, frutto delle esperienze della club night Xplosiva, i cui fondatori (Roberto Spallacci, Giorgio Valletta e il sottoscritto) si sono costituiti in associazione culturale nel 2000. Era un periodo d’oro, quello di Torino tra la fine degli anni ’90 e i primi anni Duemila, in cui realtà diverse avevano la libertà di progettare in maniera innovativa grazie a un ambiente favorevole, rendendo la città una fucina di talenti senza pari a livello nazionale”.

A quei tempi si pensava potesse diventare un evento di così grande respiro internazionale?
“Sicuramente per noi era un proposito, e anche un’intenzione, ma non posso dire sinceramente che avessimo previsto questo tipo di risultati. Il Festival nasce con uno sguardo rivolto verso l’estero, improntato alla ricerca di tutto ciò che è avant-pop, ed è quindi nella sua natura avere un respiro quanto più internazionale possibile”.

Quando vi siete resi conto che avevate fatto il salto di qualità?
“In realtà per me è come se non l’avessimo mai fatto: non vogliamo fermarci, si cerca sempre di alzare l’asticella, di superare i nostri stessi traguardi. Se dovessi identificare un punto di svolta, probabilmente, potrebbe essere l’edizione del 2014. Quell’anno abbiamo portato al Club to Club Franco Battiato e ricevuto immediatamente un’ottima risposta dal pubblico, e questo ha gettato sicuramente una luce diversa sul Festival”.

Quali sono i prossimi passi di un festival che cresce anno dopo anno, e che ormai non si limita più ai tre giorni torinesi?
“Il prossimo anno sarà il ventennale del Festival, un traguardo davvero importante, per cui stiamo preparando un’edizione speciale, ma per scaramanzia non voglio anticipare niente”.

C’è il rischio che si trasferisca a Milano anche il Club To Club?
“Non penso sia un rischio, anche perché idealmente immagino un’unica grande città tra Torino e Milano. Club To Club nasce a Torino ed è molto radicato sul territorio, ma intanto siamo anche molto attivi su Milano, proprio per favorire questa sinergia”.

Qual è il valore aggiunto che una città come Torino ha saputo dare a questo festival?
“Torino è il paesaggio urbano che abbraccia Club To Club e il Festival cerca di valorizzare la relazione con Torino mettendola al centro della nostra narrazione”.

Il suo momento preferito nella storia di Club To Club.
“Devo ripetermi, ma è stato Franco Battiato nell’edizione del 2014: un momento commovente”.

Sono a Torino per il weekend: cosa faccio di inaspettato e inusuale?
“Una visita alle piccole torrefazioni storiche torinesi lontane dal centro”.

Sono a Milano per il weekend: cosa faccio di inaspettato e inusuale?
“Una cena da Motelombroso: Milano best kept secret”.

Sono a Genova per il weekend: cosa faccio di inaspettato e inusuale?
“Una passeggiata al porto, nei luoghi del film La Bocca del Lupo di Pietro Marcello”.

 

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