Amo il suo essere multietnica, ma è una città troppo pigra

Se l’idea che il tormentone dei Feel Good Production “Feel Good Vibe” compia vent’anni vi fa sentire vecchi, benvenuti nel club. Siete andati a riascoltarvelo, un po’ per nostalgia un po’ per aiutare la memoria? Allora vi sarete resi conto di quanto continua a essere cool, seppur con vent’anni sulle spalle. Quindi consoliamoci: con l’età non sempre si passa di moda. E il duo dei Feel Good Productions ha ancora tutta la stoffa d’un tempo, come dimostra il nuovo singolo “Hold on to your money”: per questo ci fidiamo molto dei loro consigli su cosa è cool e cosa no in città.


Pony Montana

Di Torino amo che…

«Amo Torino perché è una città per me importante. Perché qui ho mosso i miei primi passi da dj, perché è culla della musica alternativa, perché a Torino hanno suonato tutti. Amo i Murazzi per i ricordi che mi legano a questo Sacro Graal del divertimento. Un luogo unico. Un’esperienza indelebile. Amo Torino perché c’è il Club to club, il Kappa, il Film Festival, la Gam. Amo Torino perché è multietnica, tollerante, una città che pur con le sue difficoltà ha saputo accogliere ed integrare nel suo tessuto sociale moltissime etnie, culturalmente distanti dalla nostra, ma Torino ha saputo dialogare e ascoltare. Mi piace il parco del Valentino perché è bellissimo. Amo girare di notte per San Salvario, per il Quadrilatero Romano, per Vanchiglia, nei baretti, nelle piole – le poche rimaste. Non quelle fighette, spoglie di storia, ma quelle osterie e quei bar fuori mano, luoghi d’incontri fortuiti, esilaranti, quelli notturni dove una storia raccontata da uno sconosciuto diventa il più avvincente dei romanzi».


Julian Scanavino

Di Torino odio che…

«Odio Torino e la sua pigrizia, quella di tutti in macchina. Andare a piedi, in bici, con i mezzi è meraviglioso e non inquina. Non si può far finta che Torino non sia tra le dieci città più inquinate in Europa. Bandiera nera! Odio quelli che non hanno amore per la città in cui vivono, quelli che l’erba del vicino è sempre più verde. Torino sa essere diversa ma a volte se ne dimentica. Odio le politiche culturali di oggi dove si rischia ogni giorno di chiudere uno spazio, un museo, una manifestazione. Le persone che ci lavorano rischiano di perdere il lavoro perché si è deciso che gli spazi di aggregazione disturbano, distraggono, perché magari qualcuno preferisce riposare. Odio una città che negli ultimi anni ha fatto della cultura il suo cavallo di battaglia diventando una delle capitali italiane, meta imperdibile per chi visita il nostro paese, che ora però stenta a riconoscersi mettendo in pratica una politica del no. La odio perché non si educa con un no, si educa insegnando, dando esempio. Odio quelli che si lamentano ma non partecipano mai a nulla perché non capiscono che così facendo si indebolisce il pensiero, il senso critico, il rapporto con quello che ci circonda ottenendo così il peggiore degli “score”. Ricorda Torino, la cultura è l’unica strada possibile».

di Valentina Dirindin

La tua città

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